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«Epistolari a scuola: come insegnare»

«Epistolari a scuola: come insegnare»

scuola
6 set 2026 3 min

In questo articolo, breve ma decisamente intenso, la nostra Margherita Corradin, insegnante, ci suggerisce un nuovo modo per approcciare ai ragazzi nelle aule: l'uso dell'epistolario. Ecco che la lettura di questi testi fra due persone come possono essere Romeo e Giulietta, D'Annunzio e Barbara Leoni o Abelardo ed Eloisa e mille altri esempi ancora, sono il sottile pretesto per entrare nella narrazione più vera, quella intima. L'epistolario diventa quindi uno strumento potentissimo per acquisire ruoli, modelli, competenze che serviranno ai nostri ragazzi nel prossimo futuro permettendogli di «incontrare» anche l'uomo o la donna, al di là del personaggio e della finzione narrativa. Sì, gli epistolari possono avere un impatto positivo sui nostri ragazzi.

A scuola la lettura è sempre un gioco a rischio. Proporre un testo, spesso, vuol dire giocarsi una lezione, un intero corso.

Per questa ragione, la scelta di un testo da inserire, a diverso titolo, nella lezione, diventa strategico.

Terreno poco esplorato sono gli epistolari: un genere letterario di nicchia, spesso ingiustamente trascurato, capace di trasformare la lezione da spiegazione tradizionale a occasione didattica immersiva.

Gli epistolari possono accendere la scintilla. La mia proposta è quella di un  pregevole libricino: «Lettere d’amore di Enrico VIII ad Anna Bolena», con un illuminante saggio introduttivo di Nadia Fubini, che raccoglie e presenta alcune delle missive inviate dal sovrano all'amata.

Tra desiderio privato e autorità sovrana

Nelle righe vergate dal re, lo stile è quello appassionato di un uomo visceralmente innamorato e desideroso:

«Perché ovunque io sia, sono vostro, anche se a volte, bisogna sottomettersi alla sorte»

Al contempo, però, emerge tra le pieghe del testo anche la voce di un sovrano potente, perfettamente consapevole della propria autorità.

Una lettura piacevole e rapida che rivela, nel saggio introduttivo della Fubini, la sua perla più preziosa. Il testo critico si rivela chiarificatore per comprendere appieno la figura di Anna Bolena e la complessa dinamica del suo rapporto con il monarca. Fubini nota come il re la corteggi con zelo e con provocanti metafore: come quando le annuncia di averle mandato della carne di cervo — la carne dell'animale che ha appena cacciato — senza rinunciare a giocare con la quasi omofonia inglese tra heart (cuore) e hart (cervo), aggiungendo che è la propria carne che vorrebbe offrirle.

Certo e i fatti storici ce lo ricordano presto, la poesia di queste epistole sfuma presto in tragedia. A seguito di false accuse di adulterio e tradimento, sarà proprio quell'uomo così innamorato a condannarla alla morte sul patibolo.

Quella donna, odiata da molti, temuta e potentissima per un breve ed intenso periodo, finisce la sua vita in modo indegno. A ricordarne la figura e l'importanza riscatta-storia sarà però la figlia, Elisabetta I, che regnerà per un lungo e fortunato periodo sull’Inghilterra, portando con sé l'eredità di quella madre spezzata.

Usare gli epistolari in classe è una mossa didattica vincente: rompe la rigidità dei manuali, elimina la distanza storica mostrando l’esperienza umana oltre il personaggio e la sua narrazione. Leggere la corrispondenza privata di un autore permette agli studenti di «spiarne» i pensieri senza il filtro della finzione narrativa, trasformando personaggi storici spesso percepiti come distanti in figure autentiche e vulnerabili.

Consiglio di lettura

«Lettere a un giovane poeta»  di Rainer Maria Rilke

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