Il buonismo non ha mai funzionato. Quindi una domanda sorge spontanea anche a fronte del precedente articolo che ho pubblicato: stiamo facendo il bene dei figli con una scuola così? Purtroppo no. Non siamo per nulla sulla strada giusta. Giustificare un gesto come puntare una pistola a un docente (episodio che è avvenuto pochi giorni fa nel modenese), anche se finta, non è sintomo di una scuola che funziona. I giornali impazzano nel sottolineare che la pistola era finta, giocattolo insomma e che il docente da subito si fosse accorto del tappo rosso presente sull'arma. Beh, qualunque sia il dettaglio più o meno tecnico, non giustifica in alcun modo il gesto.
Ritengo che la scuola «inclusiva a tutti i costi» abbia perso il contatto con la realtà. Ormai assistiamo a ogni tipo di attività nelle nostre scuole. Docenti minacciati, incontri di boxe, accoltellamenti, violenze, scena di quotidiana normalità e, non ultimo, le non conseguenze di questi gesti, quasi fossero semplici goliardate adolescenziali. Credo che esista un limite oltre al quale non si debba andare e questo confine è la scuola e il mondo adulto a doverlo mettere in atto. Purtroppo non sempre è così, anzi, spesso la latitanza educativa e normativa viene messa da parte in nome di questo presunto modello inclusivo, come fosse la ricetta ai mali, una sorta di giustizia sociale. «In fondo sono ragazzi», oppure «Ha tempo per migliorare», oppure ancora «Vabbé ma non è poi così grave, la pistola era finta» parole che fanno male e non aiutano a crescere le nuove generazioni. Ecco, la scuola dovrebbe ripartire da qui: fare scelte educative e normative perché poi, piaccia o no, la scuola ha una pluralità di funzioni, tra cui quella sociale, insegnare cioè agli alunni che nella vita ci sono ruoli, regole e doveri, non solo diritti. La scuola è, e deve rimanere, un presidio di legalità e di scambio, di crescita e confronto, non un grande parco giochi per l'intrattenimento dei figli dove ciascuno interpreta le regole come meglio crede e come ritiene opportuno. La scuola deve tornare a essere palestra di vita per le future generazioni e per farlo serve chi le regole le applica seriamente e le fa rispettare, senza la paura di includere necessariamente tutto e tutti.