Spesso, nell’educare, da prof e da mamma, sono alla ricerca di segni che mi aiutino a trovare la strada per crescere, amando e assecondando le personalità, i talenti e i desideri di mia figlia e dei miei alunni. Nessun intento di giudicare, men che meno di dare consigli o istruzioni per l’uso. Ne dobbiamo essere consapevoli: maneggiamo, come adulti emotivamente coinvolti, materiale altamente esplosivo.
Trovare le tracce sulla neve, le briciole di pane sul sentiero, le impronte nel bosco per arrivare al centro emotivo e affettivo di un adolescente è una competenza da segugio. Loro sono nascosti, rari e spesso difficili da stanare. E noi?
Come hanno fatto Hansel e Gretel a ritrovare la strada di casa?
Siamo una generazione di adulti in fuga. Dalle troppe responsabilità, dai mille impegni, da legami affettivi sfilacciati, da un mondo che gira, vorticosamente, intorno a noi. Alla ricerca di un equilibrio tra la stabilità lavorativa e una libertà che immaginiamo dovrebbe, prima o poi, spettarci.
Mentre noi, più o meno maldestramente, proviamo a trovare la pista giusta per connetterci con loro, i ragazzi ci osservano attentamente. Da sotto le strambe pettinature, di sbieco, sotto quintali di rimmel nero, dentro ai pantaloni a vita bassissima, ci scrutano e restano in attesa.
A giorni rientrerò in classe e so che succederà come, da molti anni, ogni mattina: una cosa semplice, ma fondamentale. Mi piazzerò all’ingresso della porta; li vedrò sfilare davanti, un po’ assonnati e con gli zaini pieni. Li guarderò in faccia, uno per uno. Misurerò la temperatura di quella giornata. Vedrò i volti scuri, gli sguardi persi, controllerò i più fragili; prenderò forza dallo sguardo schietto dei forti, misurerò aperture di sorrisi e chiusure. Le chiusure sono sempre una protezione. Come piccoli guerrieri, si portano appresso l’armatura contro frustrazioni, prese in giro, delusioni amorose, la difficoltà di maneggiare la realtà complicata degli adulti.
Quando saranno entrati tutti, mi avvicinerò alla cattedra, mi regalerò uno sguardo complessivo, osserverò il mio orizzonte umano, con calma mi siederò, aprirò il registro e deciderò come iniziare la giornata. Potrà esserci una battuta, un silenzio voluto, un lungo sguardo, un’indicazione pratica… Prenderò tempo, mi giocherò l’umore e la partenza dell’anno e della giornata in pochi minuti, e poi si partirà.
I ragazzi sono come il Bianconiglio: a seguirlo si perde il fiato, ma a raggiungerlo ci sono meraviglie. Auguro a tutti noi un anno pieno di meraviglia.