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«Michele Mari, Michela Murgia e scrittori che denigrano altri scrittori»

«Michele Mari, Michela Murgia e scrittori che denigrano altri scrittori»

guido-tedoldi
30 giu 2026 2 min
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Uno scrittore denigra (o insulta pesantemente) un altro scrittore? Fa niente, così fan tutti. Secondo l’opinione di alcuni, perlomeno.

Il fatto è avvenuto alla fine di giugno, su un pullmino che trasportava gli scrittori finalisti del premio Strega che verrà assegnato il prossimo 8 luglio. Michele Mari, uno di loro e forse il favorito per la vittoria finale, ha parlato di Michela Murgia commentandone l’aspetto fisico. La Murgia non c’era (giocoforza, essendo morta nel 2023) ma in sua difesa è intervenuta Teresa Ciabatti, anche lei presente sul pullmino, e la vicenda è diventata pubblica.

Ciò ha scatenato il dibattito nel piccolo mondo letterario italiano, con decine di interventi di personaggi di vario livello. Su la Repubblica cartacea del 23 giugno ha scritto la sua anche Massimo Recalcati, dicendo che in questi casi chi offende, ma anche chi si offende, rischia di essere ipocrita. L’argomento di Recalcati è che, all’interno di ogni categoria professionale, più o meno riconosciuta, l’insulto reciproco è la norma: dalle compagnie di amici ai partiti politici alle congregazioni religiose, ovunque ci sia un ambito sociale, se al suo interno c’è qualcuno che spicca in qualche modo, be’, viene insultato. Non in presenza, eh, attenzione. La condizione è che chi spicca sia assente, o semplicemente si sia sbadatamente voltato di spalle.

Ma siamo sicuri?

A me sembra di no. Pensar male dei colleghi è qualcosa che si può evitare, non soltanto per scelta ma anche grazie all’indole individuale. Le persone buone esistono, la specie umana non è formata soltanto da brutte persone che vivono in quanto odiano.

C’è tanta gente che ringhia, insulta, si comporta in maniera violenta. Ma non è mica obbligatorio farlo. E si può essere buoni in maniera genuina, senza ipocrisia.

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