[Dopo la visione di «Paziente 64, il giallo dell’isola dimenticata», film di Christoffer Boe, tratto dai romanzi di Jussi Adler-Olsen, Danimarca 2018]
I protagonisti del film sono gli agenti del Dipartimento Q, che si occupa di casi irrisolti. Tra di loro c’è Assad, di origine mediorientale e musulmano praticante ma danese dentro, il quale è in contrasto ideologico con la collega Rose, femminista libertina, anche lei danese dentro. Litigano, ma lavorano insieme al caso di una immigrata islamica scomparsa.
Una delle location è l’isola di Sprogø, dove fino al 1961 c’era una clinica per «ragazze che avevano perso la retta via». Nella realtà è stata un luogo di scandali, dove le ragazze venivano riportate sulla retta via facendole abortire e rendendole sterili. Una macchia sulla coscienza della Danimarca, che portò alla chiusura della clinica anche se (non subito almeno – ci vollero anni) i casi di insabbiamento e ipocrisia dei politici furono molti e ripetuti.
I produttori del film sono partiti dal dato reale per dar vita alla loro opera di fiction, inventando un medico famoso con appoggi in altissimo loco tanto da farlo diventare quasi un burattinaio del governo. Il suo scopo? Mantenere pura la razza danese, rendendo sterili le ragazze immigrate in modo che non potessero più generare figli, come dire, diversamente biondi... anche se poi sarebbero stati burocraticamente danesi per diritto di nascita.
Lo stile del racconto è quello simil hollywoodiano di tante produzioni europee destinate al mercato mondiale, anche se poi la tematica è molto nazionale, di una nazione che non vuole aver paura di scoprire i propri altarini. Peraltro l’autore del soggetto, Jussi Adler-Olsen, di queste storie è esperto. «Paziente 64» è il 4° romanzo della serie del Dipartimento Q, iniziata nel 2007 e arrivata oggi al 10° capitolo, con vendite stimate nel mondo intorno alle 15 milioni di copie – l’editore italiano è Marsilio.
La scena più emotivamente forte del film è il confronto dialettico tra l’investigatore musulmano e il medico di pura razza ariana che lo insulta per il colore della pelle. Qui, se il film fosse stato completamente hollywoodiano, sarebbe come minimo seguita scazzottata. Ma l’investigatore è danese dentro, e i danesi veri certe cose non le fanno: sono democratici, sarà poi la magistratura a decidere eventuali pene da infliggere.
Anche così una nazione si interroga su se stessa.