Salta al contenuto principale
3.85k
Accessi
113
Pagine mese
276
Articoli letti
IA a scuola 2026: regolamento obbligatorio, cosa rischiano studenti e prof con ChatGPT

IA a scuola 2026: regolamento obbligatorio, cosa rischiano studenti e prof con ChatGPT

attualità
16 set 2026 4 min
89

IA a scuola 2026: da agosto regolamento obbligatorio in ogni istituto per AI Act UE e DM 166/2025. Vietato riconoscere emozioni e usare dati reali degli studenti su ChatGPT, obbligo di dichiarare l'uso domestico per non incorrere in plagio, formazione AI Literacy obbligatoria per docenti e ATA. L'IA entra nelle nuove Indicazioni Nazionali 2026/27 come materia di Educazione Civica, tra etica, algoritmi e rischi social.

Dal 2 agosto 2026 l'Intelligenza Artificiale a scuola non è più una scelta del singolo insegnante. È legge. Ogni istituto italiano deve avere un regolamento interno sull'uso dell'IA, obbligatorio per studenti, docenti e personale. Lo impone l'AI Act europeo, Regolamento UE 2024/1689, recepito in Italia dal DM 166 del 9 agosto 2025 con le Linee guida del Ministero dell'Istruzione e del Merito e dalla Legge 132 del 2025. Una rivoluzione silenziosa che è già partita da mesi. Da gennaio 2026 i Consigli d'Istituto di tutta Italia stanno approvando il documento. Certo, modelli diversi, ma stesso impianto, identico, perché devono rispettare GDPR, privacy dei minori e principi di trasparenza. Il cuore pedagogico è uno solo, una sorta di mantra che attraversa la penisola: l'IA non sostituisce l'intelligenza umana, la aumenta. Questo strumento ha la funzione ben precisa. Serve per potenziare capacità, pensiero critico, personalizzazione, non per delegare compiti o a uso e consumo degli studenti per bypassare impegni scolastici. L'uso passivo, non dichiarato, è considerato come copiare i compiti e quindi non averli svolti. E ci sono divieti molto chiari ed espliciti, che derivano direttamente dall'AI Act. La scuola è classificata come settore ad alto rischio per evidenti motivi. Per il fatto che ci sono minori coinvolti, la possibilità di farsi svolgere compiti fra i più diversi. È vietato anche usare sistemi di IA per il riconoscimento delle emozioni degli studenti e degli insegnanti. Niente software che analizza se sei ansioso, annoiato o eccitato durante una interrogazione. Vietato anche il riconoscimento biometrico a fini di identificazione e sorveglianza. Insomma l'IA non può tenere in scacco nessuno. E soprattutto, vietato inserire dati personali reali degli alunni nelle chat di ChatGPT, Gemini o altre piattaforme simili. Su questo i regolamenti sono rigidissimi: si devono usare solo dati fittizi o pseudomizzati. Se un docente vuole far correggere temi all'IA, non può caricare nomi e cognomi dei propri alunni. Deve assolutamente toglierli. Se lo fa, la responsabilità è personale. Ma poi, per un insegnante che interesse c'è a far correggere dei temi all'IA. Certo, la risposta più ovvia e scontata è il discorso del tempo, vero, ma si perde in contemporanea la possibilità conoscere i propri allievi. Per gli studenti cambia tutto anche fuori dalla scuola. L'uso domestico dell'IA non è vietato, ma è regolato da un patto di trasparenza. Se usi l'IA per fare la ricerca di storia, lo devi dichiarare nella bibliografia o nella nota finale in modo da rendere esplicito l'uso di questo strumento. Se non lo dichiari, è plagio, con sanzioni che vanno dalla valutazione più bassa alla nota disciplinare.

Molti istituti in questo regolamento hanno introdotto tre livelli: IA come tutor per ripassare (consentito), IA come co-autore da citare (consentito con dichiarazione), IA come ghostwriter (vietato). L'ultimo significa proprio aver chiesto all'IA di scrivere un tema, un racconto o aver svolto qualsiasi compito al posto dell'alunno. Per i docenti l'IA diventa un alleato per la didattica, ma con obblighi precisi. Può servire per progettare lezioni personalizzate per alunni con BES, per creare verifiche differenziate, per dare feedback immediato di fronte all'apprendimento. Ma ogni contenuto generato deve essere verificato, perché l'IA può inventare fonti, date, citazioni. E va dichiarato l'uso: «questa unità didattica è stata co-progettata con...» e non si può usare senza formazione.

È l'altro pilastro dell'AI Act: l'articolo 4 impone l'AI Literacy. Tutti, docenti e personale ATA, devono seguire un corso obbligatorio online entro il 2025/26 su quattro moduli: etica e bias degli algoritmi, prompt engineering, sicurezza e privacy, uso didattico per l'inclusione. Senza attestato, non sei autorizzato a usare strumenti IA istituzionali. Molte scuole hanno già chiuso le adesioni a febbraio per la partecipazione. Infine, l'IA entra nei programmi ministeriali. Con le nuove Indicazioni Nazionali 2026_2027, che partono dalle classi prime a settembre, l'IA non è più un extra ma anche la scuola dovrà progressivamente occuparsene. Alla primaria si introduce il pensiero computazionale e i primi cenni di algoritmo. Alle medie e soprattutto ai licei, entrerà «in modo esplicito, forte, prepotente», come ha detto il ministro Valditara, dentro Educazione Civica: rischi dei social, disinformazione, deepfake, proprietà intellettuale, etica.

I dati in possesso i numeri dell'utilizzo dell'IA sono notevoli. Infatti secondo i dati PISA 2025, il 47% degli studenti italiani usa strumenti di IA generativa almeno una volta a settimana per i compiti, il 17% quasi ogni giorno. Vietare non serve ma gestire e conoscere questa realtà diventa fondamentale per non caderne vittima. Ecco, forse la parola giusta è governare, usare quindi la consapevolezza che uno strumento di questo tipo può anche essere molto pericoloso. Demonizzarlo non serve, ma promuovere consapevolezza nei ragazzi e negli adulti è compito anche della scuola.

Commenti

Nessun commento ancora. Sii il primo a commentare!