Uscito per «I tipi» dell'editore Palingenia, i nostri lettori avranno piacere a leggere il romanzo «Anime farfuglianti nella notte» dello scrittore Francesco Permunian. Si tratta di un autore schivo e appartato, e tuttavia di un grande talento, tanto da godere della considerazione di numerosi e insigni critici, tra i quali l' italianista Giulio Ferroni.
Il romanzo si divide in due parti. Nella prima, un editor che aveva a lungo lavorato presso Mondadori, Romolo Maria Pedracca, racconta il mondo dell' Editoria, della vana e disperata corsa alla pubblicazione e al successo di piccoli aspiranti scrittori, delle rivalità tra gli addetti ai lavori nelle grandi case editrici, della spocchia e saccenza di tanti editor, invidiosi dei veri romanzieri e frustrati dalla consapevolezza di non diventare mai uno di loro. Pedracca, dopo aver servito la Mondadori, giunge nella ambiziosa casa editrice «Las bellas letras», fondata da un noto omosessuale residente nella capitale e intrigato dalla voluttuosa sensualità di Mariana Quintero Hoffman. Sarà questa donna a scalzare dalla corsa alla carica di direttore editoriale Emerenziano Furegon, accusandolo di averla palpeggiata in ascensore. Furegon, che aveva fame di plagiario e accusato da una blogger, è costretto a ritirarsi dalla scena, dimenticato e abbandonato da tutti coloro che lo avevano frequentato nella speranza di poter vedere diventare i loro sogni carta stampata. Intorno a questi che sono i protagonisti, Permunian delinea tante figure grottesche che si sentirebbero parte del mondo della scrittura, ma a cui manca il talento per poter ambire alla fama e alla gloria.
Nella seconda parte del romanzo, lo scrittore veneto traccia la Storia dello studio fotografico Vanelli in quel di Gardone Riviera in provincia di Brescia. La voce narrante è del nipote del fondatore dell' attività, Vilfredo Vanelli, nonché figlio e nipote di Arturo e Paolo Vanelli, responsabili della crescita e poi del fallimento di questa attività. L'obiettivo di chi scrive è tratteggiare il mondo della provincia bresciana del Ventesimo secolo, popolata da donne e uomini sopra le righe, inclini alla trasgressione, all' eccentricità o all' ipocrisia. Come dimenticare la prostituta Mafalda che, consapevole di aver poco tempo di vita, si reca nello studio per farsi fare un ritratto da apporre sul sepolcro. E come dimenticare i tanti clienti resi felici dalle doti amatorie di questa donna, in particolare del sagrestano di una parrocchia che paga con la questua dei fedeli le prestazioni di Mafalda, proprio lui conosciuto in paese come rigorosissimo moralizzatore dei costumi. Ancora, grande rilievo plastico assume il cugino Filippo Vanelli, che soffre nel corpo da uomo e si prostituisce a Roma in modo da raccogliere i soldi per l' operazione che farà di lui il primo trans della Storia di Brescia e provincia.
In questa grottesca rappresentazione della Provincia Italiana, sarebbe riduttivo considerarla un semplice spaccato locale, Permunian fa uso di una lingua iper-letteraria , elegante e sorvegliatissima. Più il materiale umano si configura come grottesco e più affilata è l'eleganza barocca dell'ironia. Agli amanti delle patrie lettere sovviene alla mente il «Barocco» di Carlo Emilio Gadda e lo spettacolare stile di Gesualdo Bufalino. Permunian si muove nella scia di questi due autori e non ha paura di sembrare controcorrente o «antico.»