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«Il racconto non è morto: alleluia!»

«Il racconto non è morto: alleluia!»

Attualita
9 set 2026 3 min
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Il racconto, nella forma attuale, nasce nei primi del Novecento. Pur con caratteristiche differenti prima era semplicemente la «Novella.» Oggi sembra che questa forma di narrazione, pur essendo screditata e poco promossa dagli editori, stia tornando di moda con una narrativa che sembra essere apprezzata dai lettori. I numeri tuttavia, della lettura nel suo complesso, restano drammatici e impietosi.

Non abbiamo nostalgia dei romanzi. Abbiamo nostalgia dei racconti.

Dei pomeriggi in cui finivi un libro in un'ora, sul balcone di casa, e tu restavi a pensare a quelle poche pagine che ti avevano lasciato uno strano senso addosso. Ripenso da ragazzo a Calvino che in dieci pagine ti cambiava la giornata. Buzzati che in tre ti faceva paura o ti lasciava quello strana nostalgia di qualcosa. Oggi i romanzi sono lunghi centinaia di pagine perché devono giustificare spesso un prezzo esorbitante della copertina.

Il racconto invece no. Il racconto non deve giustificare niente. Il racconto non è arte minore o figlio imperfetto del romanzo, ma è la capacità di un autore di raccontare andando a costruire un orizzonte di senso in un testo breve e compatto. Per questo sta tornando a gran forza sugli scaffali. Personalmente nell'ultimo anno l'ho scelto come modalità di scrittura e non me ne pento. Attenzione: questo non vuol dire che scrivere un racconto sia facile, anzi. Spesso il racconto, proprio perché più breve di un romanzo, richiede un'attenzione diversa, meticolosa, una lucidità consapevole nello scrivere. Una nota casa editrice come Il Saggiatore ha lanciato Saette, libri piccoli come un pacchetto di sigarette che vanno a riprendere i classici: Dahl, Philip K. Dick, Beckett. L'idea di fondo è semplice: nel tempo della distrazione e della velocità, il breve merita dignità e rispetto. Anche un'altra casa editrice italiana pubblica solo testi brevi come i racconti: Racconti edizioni, appunto.

Da piccoli non leggevamo romanzi, ma leggevamo racconti, quelli di nonna che trovavi su qualche mensola in casa. Oppure quelli orali, della sera, con un finale sempre diverso da chi te lo raccontava. Erano proprio quelli che iniziavano con «c'era una volta» mentre qualcuno si sedeva accanto al tuo letto e che finivano prima che chiudessi gli occhi per addormentarti. Poi siamo cresciuti e ci hanno detto che per essere scrittori seri devi scrivere un romanzo. Niente di più falso. Per essere scrittore devi saper chiudere e saper scrivere bene. E chiudere bene è più difficile che andare avanti per centinaia di pagine. Anzi, se scrivi una raccolta di racconti devi saperne chiudere diversi di testi, non uno solo.

Su Glimmo lo vediamo ogni mese. Decine di persone che scrivono il proprio racconto, ambientato in una casa o in un parco che tocca temi d'amore o di una più comune gelosia. Uomini e donne che si confrontano ogni giorno a cercare la loro chiusura del testo. Non hai tempo di mentire con il racconto. Tuttavia i dati sono ancora impietosi sulla lettura e ancor più drammatica sui racconti.

Su 85.192 titoli totali pubblicati nel 2023, parliamo di 1.200-1.700 libri di racconti l'anno. Solo il 4% di TUTTI i libri pubblicati supera le 2.000 copie vendute. Per i racconti è molto peggio. (Dati ISTAT 2023-AIE)

Non ci resta che rimboccarci le maniche, aprire un buon libro e provare a svagarci aiutando altre persone a comprendere quanto la lettura sia importante, anzi, fondamentale.

Commenti 1

Barbara
Trovo che scrivere un racconto sia una sfida alla scrittura e alla lettura. Non è facile come potrebbe sembrare, in poche pagine devi inserire un inizio uno svolgimento e una fine Senza sembrare di fretta e inserendo tutto quello che serve. E possibilmente lasciando qualcosa a chi lo legge