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Violenza a scuola: cosa accade ai nostri giovani?

Violenza a scuola: cosa accade ai nostri giovani?

cronaca
24 set 2026 3 min

Roma, scuola media di Centocelle: una docente di 66 anni viene aggredita in classe da un alunno di 13 anni. Dimessa con 7 giorni di prognosi, dice: "L'ho già perdonato, vorrei abbracciarlo". Un gesto grave che interroga tutti: tra videogiochi violenti, social senza filtri e bisogno di notorietà, cosa non stiamo vedendo del malessere dei più giovani?

Isabella Marsilio, 66 anni, docente di storia alla scuola media Giovanni Verga di Centocelle, a Roma, è stata accoltellata in classe da un suo alunno di 13 anni. Ora è a casa, dimessa dall'ospedale con sette giorni di prognosi, e dice di aver già perdonato il ragazzo. È successo venerdì 18 settembre, intorno alle 9 del mattino. La professoressa stava facendo lezione. All'appello il tredicenne risultava assente, quel giorno avrebbe dovuto recuperare un debito di storia. Poco dopo la porta si è aperta. Il ragazzo è entrato con un caschetto da ciclista e occhiali con al centro una microcamera per riprendere tutto. «Mai avrei pensato che mi stesse venendo vicino per pugnalarmi», ha raccontato la professoressa. Secondo la sua testimonianza, il ragazzo ha prima spruzzato spray urticante e poi ha tirato fuori un pugnale seghettato, lungo un palmo e mezzo, colpendola tre volte all'altezza dell'ascella sinistra. A interrompere l'aggressione è stato un compagno di classe, che è intervenuto bloccando l'aggressore. La docente è stata soccorsa e trasportata in ospedale. Il tredicenne è stato affidato ai Carabinieri. Nel suo telefono sarebbero stati trovati video e la volontà di diffondere l'aggressione online.

«Quando l'ho guardato negli occhi aveva gli occhi gelidi, freddi, senza anima. Sono occhi di chi ha pianificato tutto lucidamente», ha raccontato l'insegnante. Ma subito dopo il racconto dello shock, è arrivato il perdono. «Non ho paura di tornare in classe. Sarei disposta a incontrarlo per farmi spiegare da cosa deriva tutto quest'odio verso di me. Assolutamente, l'ho già perdonato. Gli voglio bene e mi dispiace di aver compreso solo ora quanto profondo fosse il suo malessere. Vorrei abbracciarlo.» Una frase che ha fatto il giro dei giornali, mentre scuola e Procura dei minori cercano di ricostruire il disagio dietro un gesto così grave.

Glimmo si era già occupato di un episodio simile nel medesi febbraio in un articolo di Vittoria Calabrò. La domanda inevasa è sempre quella: cosa spinge un bambino o un preadolescente a un gesto così grave e violento? Perché emerge il bisogno di filmare e mostrare questo gesto? Le motivazioni possono essere molteplici o una commistione fra queste. La somministrazione continua di violenza ai ragazzi attraverso i vari videogiochi che ormai circolano indisturbati, l'accesso alle piattaforme social dove i contenuti non sono filtrati e nemmeno gestiti dai genitori, una prova di forza che mostra al gruppo dei pari le sue capacità, ribaltare il ruolo insegnante-alunno noncurante delle conseguenze, oppure la ricerca di notorietà e qualche follower in più. Resta il fatto che il mondo adulto deve interrogarsi profondamente su questi temi e iniziare a trovare soluzioni concrete a questi episodi che sembrano ormai diventare un fenomeno piuttosto diffuso.

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