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«Marina Visentin e una fortunata trilogia gialla»

«Marina Visentin e una fortunata trilogia gialla»

interviste
7 mag 2026 7 min
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Questa settimana Glimmo.it vi porta a conoscere Marina Visentin, piemontese di nascita ma milanese di adozione. Tanti anni passati come copy-writer e molti articoli pubblicati sul mondo cinematografico. Poi la svolta verso la letteratura gialla dando vita alla vicequestora Giulia Ferro, protagonista di un'intensa trilogia. Cosa aggiungere? Lasciamoci conquistare da questa piacevole intervista che ci ha rilasciato.

Di cosa parla il tuo ultimo romanzo?

  A mani nude è il terzo romanzo che vede protagonista la vicequestora Giulia Ferro ed è nato in gran parte insieme ai precedenti, Cuore di rabbia e Gli occhi della notte, usciti rispettivamente nel 2021 e nel 2023. L’idea è stata da subito quella di una trilogia, per avere il tempo, lo spazio narrativo per raccontare la vita del mio personaggio, la sua famiglia, le vicende che hanno drammaticamente segnato la sua infanzia e la sua prima giovinezza. La mia idea è infatti quella di utilizzare i delitti, sui quali di volta in volta si indaga, come una sorta di lente d’ingrandimento capace di illuminare tutto ciò che c’è intorno. Ma ciò che poco alla volta si illumina è anche Giulia Ferro, la sua personalità, il suo peculiare sguardo sul mondo, il sempre precario equilibrio tra forza e debolezza, coraggio e fragilità che da sempre la contraddistingue.

Come in Cuore di rabbia, la vicequestora Giulia Ferro deve affrontare un’indagine molto complessa, in bilico tra passato e presente. Un’indagine che inizialmente nessuno sembra voler portare avanti e che prende le mosse dal ritrovamento di due cadaveri: Chicco Luini, un ex terrorista ridotto a una larva d’uomo dall’alcol, dai tanti anni passati in carcere e dai troppi errori di una vita disperata, e Guido Andrea Del Corno, rampollo ormai invecchiato di una delle famiglie più ricche di Milano. Il primo viene ripescato nel Naviglio Grande gonfio d’acqua e di botte; il secondo viene ritrovato impiccato a un albero nei pressi della tomba di famiglia al cimitero monumentale. Due uomini che non si conoscevano, due morti apparentemente prive di qualunque contatto, due casi che sembrano risolti ancora prima di aver avuto il tempo di avviare un'indagine. Ma per Giulia Ferro qualcosa non torna. Seguendo il suo istinto, comincia a indagare a modo suo, cercando di mettere insieme tutti i tasselli di un puzzle estremamente complicato. E doloroso. Perché sarà costretta a confrontarsi con la memoria degli anni di piombo, con i fantasmi del passato, con i misteri ancora irrisolti legati al terrorismo degli anni Settanta. Soprattutto dovrà riprendere i contatti con suo padre: un uomo solitario, da giovane coinvolto nella lotta armata, forse ancora oggi depositario di segreti che molti vorrebbero mantenere tali.

 Come ti sei avvicinata alla scrittura?

Scrivere è sempre stata la mia passione, parte della mia identità fin da bambina. Sono sempre stata la “bambina che legge”, la “bambina che scrive”. Poi scrivere è diventato il mio lavoro, prima come copywriter in un’agenzia di pubblicità e poi come giornalista e critica cinematografica. Ho scritto anche diversi libri di saggistica, su vari argomenti, dal cinema alla filosofia alla psicologia. Alla narrativa, quindi, sono arrivata solo in un secondo momento, una quindicina di anni fa, quando ho scritto e pubblicato il mio primo romanzo, Biancaneve. In effetti si è trattato di un passaggio abbastanza complicato, molto lento. Proprio il fatto di aver passato tutta la vita a scrivere, a lavorare con le parole, però usando una scrittura di tipo saggistico, per tanti anni ha rappresentato una sorta di freno all’idea di raccontare storie mie, di pura invenzione. Come se l’abitudine a usare la parte razionale del cervello per il lavoro di tipo giornalistico, saggistico, mi rendesse difficile il lasciarmi andare all’invenzione, alla fantasia, al puro gioco dell’immaginazione. Certo, mi era capitato spesso di scrivere brevi racconti, anche da ragazzina, ma non avevo mai creduto abbastanza nella mia capacità di costruire un romanzo tutto intero. Insomma, per passare dalla saggistica alla narrativa, ho dovuto in qualche modo darmi il permesso di farlo. Ma, una volta superato il confine la prima volta, poi è stato facile continuare. E non ho più smesso.

 Consigliaci una lettura che ti ha particolarmente colpito di recente

 Posso consigliare il libro che ho finito di leggere proprio da pochissimi giorni. In realtà si tratta di una rilettura: La donna della domenica di Fruttero e Lucentini. Un libro semplicemente fondamentale nella storia del giallo in Italia, che io avevo letto moltissimi anni fa, proprio da ragazzina, e di cui avevo un ricordo sinceramente un po’ vago. Alcune parti me le ricordavo bene, altre le avevo completamente dimenticate. Durante una gita a Torino, alcuni mesi fa, mi è capitato di inciampare in una piccola mostra dedicata proprio a La donna della domenica. Una mostra al Circolo del Design che ricostruiva il rapporto tra il libro e la città, quindi i suoi luoghi, i personaggi, gli oggetti. Una visita molto interessante e che mi ha suscitato il desiderio di riprendere in mano questo libro tanto famoso ma forse in questi ultimi anni poco citato e frequentato.

Ebbene, è davvero un libro da leggere, o da rileggere. Non è invecchiato per nulla. È un grandissimo romanzo, interessante per l’intreccio giallo che mette in scena ma soprattutto per le descrizioni di ambiente, per l’atmosfera, per i personaggi. Perché, al di là della trama gialla, per quanto mirabilmente congegnata, quello che conta soprattutto è l’atmosfera, la commedia umana. Questi personaggi così vivi, ricchi, pieni di sfumature, raccontati con ironia e a tratti un pizzico di cinismo, ma anche sempre con profonda compassione. E con una modernità di sguardo, un’agilità di scrittura – profonda e leggera al tempo stesso – davvero sorprendente.

 Che cosa potrebbe fare la scuola per invogliare maggiormente i ragazzi a leggere?

È un grande tema, una questione importantissima, ma certo non è facile immaginare una risposta. Forse si potrebbe partire da una constatazione: i ragazzi leggono sempre meno perché sembrano percepire il libro come qualcosa di vecchio, che non fa parte del loro mondo. Un mondo dominato dai telefoni cellulari e dai social. Ma dentro i telefoni e sui social, negli scambi di messaggi su Whatsapp, nei videogame e nelle serie tv, in fondo che cosa troviamo? Delle storie. Nient’altro. In fondo sono proprio le storie la merce di scambio che ogni giorno questi ragazzi usano, questi ragazzi che non vogliono leggere, che rifiutano i nostri libri. Pensano di non avere bisogno dei libri, ma di certo hanno un disperato bisogno di storie, di raccontare storie e di sentirsele raccontare. Forse la scuola potrebbe cercare di mostrare le tante infinite storie che ci sono dentro ai libri. Storie che spesso non sono affatto invecchiate, anche quando sono state scritte dai giovani di ieri.

 Un consiglio per chi vuole intraprendere la carriera di scrittore

Anche rispetto a questa domanda non ho certamente delle ricette magiche da proporre. Dipende moltissimo, secondo me, da qual è l’obiettivo che si vuole raggiungere. È evidente che l’intera filiera editoriale, in questo momento, è molto in sofferenza e quindi di certo non ha molto senso pensare alla scrittura in termini di investimento economico. Pensare a un libro come a un lavoro che possa dare immediate soddisfazioni potrebbe esporre al rischio di grandi, grandissime delusioni. Tenendo conto delle difficoltà del momento l’unico consiglio che si può dare a chi deve ancora esordire, a chi ha appena esordito, è quello di concentrarsi sulla scrittura più che sul marketing. Di non perdere tempo a chiedersi che cosa gli editori stanno cercando in questo momento, perché le mode, i trend, le tendenze cambiano in continuazione, si rischia di essere sempre alla rincorsa vana di una chimera. È molto meglio rimanere concentrati su se stessi, sulla propria scrittura, su quello che DAVVERO si ha voglia di scrivere, si ha l’urgenza e il desiderio di scrivere. Perché in fondo il senso vero della scrittura è davvero l’autenticità di quello che hai bisogno di raccontare. Nient’altro.

 

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