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«La scuola e la paura di educare»

«La scuola e la paura di educare»

attualita
12 giu 2026 4 min
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I dati sulla suola sono allarmanti: alunni sempre meno preparati, poco scolarizzati e con classi pollaio. Non mancano difficoltà di integrazione, burocrazia sempre presente, spesso assenze prolungate per gli extracomunitari per il ritorno nel Paese di origine per le vacanze nonostante la scuola. Non ultimo la violenza che caratterizza ormai il nostro mondo quotidiano. La scuola italiana sta svendendo i contenuti a favore di un'inclusione a tutti i costi. Emerge un'urgenza educativa che dovrebbe davvero interrogarci tutti, ma proprio tutti, sul futuro dei nostri figli.

Il Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati per l’Accesso ha diffuso i dati relativi alle prove di ingresso per l’anno accademico in corso. Emergono delle situazioni piuttosto evidenti che certificano ill calo dei risultati dei test spalmati su tutte le aree disciplinari.

L’osservatorio del CISIA ha in carico i test somministrati di diversi atenei italiani. I suoi numeri, messi in relazione con quelli diffusi dall’INVALSI, disegnano un quadro piuttosto organico e altrettanto preoccupante della situazione italiana. Su questo tema anche il portale di Skuola.net, nell’ultimo triennio, evidenzia come questo trend decrescente sia aumentata in modo preoccupante quella che viene considerata la «dispersione implicita»: tradotto vuol dire studenti che arrivano all'ultimo anno delle scuole superiore con competenze reali decisamente al di sotto degli obiettivi fissati dal ministero. Questo ovviamente si riverbera su tutta la catena formativa dei nostri giovani. Due le aree particolarmente deboli: la matematica e la comprensione di un testo in lingua italiana. Il fenomeno è decisamente preoccupante anche perché sembra arrivare da molto lontano.

Il dibattito sulla scuola e sulla qualità dell'insegnamento è perennemente terreno di sconto fra insegnanti e specialisti, fra una politica più tollerante e quella più oltranzista. Proviamo però a fare il punto su questo tema e capirci qualcosa in più.

Dal mondo della scuola: «Alle superiori basta saper colorare dentro i contorni»

Le responsabilità di questo declino sono probabilmente molteplici, dall'aumento del numero degli alunni per classe fino alla riduzione delle ore di materie umanistiche e, non ultimo, la proposta di eliminare «I promessi sposi» del nostro buon Alessandro Manzoni dalle aule italiane. Le varie riforme quindi non hanno portato benefici alla scuola, anche perché, molto spesso, chi ha potere decisionale non è a stretto contatto con i ragazzi e non ha mai insegnato, insomma, i cambiamenti della società, dei costumi e degli interessi degli alunni non sono per queste persone all'ordine del giorno. A questo tema si aggiunge l'imbarazzante necessità di non bocciare nessuno per avere una scuola inclusiva e moderna al passo con tempi che, tuttavia, dimentica che proprio la scuola ha un ruolo fondamentale coi giovani: formare professionisti e cittadini del futuro. A queste complesse motivazioni aggiungiamoci anche i «genitori spazzaneve» che in diverse occasioni ho sottolineato i danni che producono nei figli pianificando tutto, non ultimo il percorso scolastico dove le frustrazione per un'interrogazione andata male non potrà essere tollerata dal figlio.

La deriva arriva da lontano: la scuola primaria

Le scarse performance non abbracciano solo le scuole superiori, ma hanno origini lontane. Già dalle scuole elementari le insegnanti si trovano a confrontarsi con situazioni di difficile gestione. Difficoltà di integrazione, molti alunni senza materiale e corredo didattico, comportamenti giustificati e sempre di più di difficile gestione, percorsi frammentati da periodi di permanenza nel paese di origine. Insomma, questi ragazzi spesso concludono il percorso alle scuole primarie dove conoscono poco, leggono poco e, non ultimo per esperienza personale, insegnanti che preferiscono mostrare video sui social anziché piegare, motivare, coinvolgere con compiti caricati sui vari portali e con verifiche spesso create con l'intelligenza artificiale. Il risultato poi si trasferisce alle scuole medie, dove i ragazzi apprdano con le stesse difficoltà delle primarie, dove bocciare è ritenuto dannoso per i ragazzi a causa di un possibile frustrazione dell'alunno e della preoccupazione di molti insegnanti di eventuali ricorsi. Frittata fatta! Poco studio, potere alle famiglie e scarso impegno da parte dei ragazzi e della volontà di integrarsi.

Tutto si trascina poi a valle pensando di preparare alunni al mondo universitario. Insegno da oltre quindici anni presso scuole superiori e devo dire che il livello spesso del primo anno è davvero basso. Gravi errori di ortografia, lettura e comprensione del testo con dati che a faticano al raggiungimento del sei dalla metà della classe, corredi scolastici spesso assenti così come i libri di testo. Così non funziona proprio.

Tutto questo in nome dell'inclusione? Sembra che la scuola e il mondo adulto si sia arresto alle nuove sfide educative. Non bocciare, non fermare perla paura di un ricorso o di una potenziale frustrazione. Io sono stato bocciato ben tre anni alle scuole superiori e se oggi insegno è stato proprio grazie a quella spinta che le bocciature mi hanno fornito. Abbassare l'asticella dell'impegno e dello studio non aiuta i ragazzi a entrare preparati nel mondo del lavoro, ma soprattutto nella vita. Non ultimo aggiungiamoci la burocrazia richiesta dalla scuola. Credo che un ritorno a una maggiore sobrietà educativa e con un minore giustificazionismo verso i figli avremmo alunni più preparati, genitori che sanno distinguere il proprio ruolo e ragazzi un pochino più educati e rispettosi. In fondo la scuola è una grande palestra di vita e tutti noi insegnanti dobbiamo farci carico di questa responsabilità carico, bocciature incluse.

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