Se ormai da tempo i premi letterari hanno perso di prestigio e credibilità - legati come sono alla casta di letterati e grandi editori- per quest' anno tutti ci dovremo ricredere. A vincere il premio Strega è stato nel 2026, infatti, Michele Mari con un romanzo notevolissimo che rappresenta la consacrazione tardiva di un autore che già godeva di considerazione, ma forse non era conosciuto e apprezzato da molti che amano le patrie lettere.
«I convitati di pietra» è la storia di una classe, la 3A del liceo classico Berchet di Milano, maturatasi nel 1974, probabilmente ricalcata sulla classe di cui lo stesso autore fece parte ai suoi tempi. Gli ex compagni organizzano il 22 di luglio di ogni anno una rimpatriata fra di loro, e in uno di questi incontri decidono di inventare una riffa che funziona come di seguito raccontiamo. Ogni ex compagno verserà in un fondo una quota che di anno in anno incrementerà fino a raggiungere nel tempo una consistenza notevole, di cui beneficeranno solo gli ultimi tre rimasti in vita dei trenta ex alunni del gruppo classe. Un'idea, a dirla tutta, che parte da un'abitudine diffusa e raccontata da tanti narratori e cineasti, sì da suscitare un deja vu nel lettore. Tuttavia Michele Mari usa questo espediente letterario con l'invenzione di questa lotteria che ci risulta tanto potente quanto inquietante. Nella Metropoli milanese di cui l' autore è originario, si squadernano le vicende di questa serie di incontri programmati. Vecchie antipatie e rancori malcelati torneranno a galla e porteranno al conflitto estremo molti tra i convitati, sino a causare la morte di alcuni per mano violenta e in un caso per avvelenamento. Altri, incapaci di reggere al tempo e all' inevitabile male di vivere, decideranno di suicidarsi. I rimasti in vita faranno i conti di volta in volta con acciacchi sempre più vistosi e debilitanti. Intanto il tempo scorre, trasfigura i connotati di ogni ex alunno e fa emergere il cinismo nascosto di ogni ex ragazzo e l' avidità di tanti insospettabili. Col tempo la riffa è una vera gara ad eliminazione fisica, che dovrà decretare i tre vincitori, i tre ultimi sopravvissuti fra trenta aspiranti. Ogni donna e ogni uomo vivono forti pulsioni vitali, attaccatissimi, per lo più, alla vita e ai suoi piaceri. Tra tutti Mari ha voluto dare priorità assoluta all' ebrezza che il dio Denaro e il dio Sesso da sempre regalano agli uomini, facendo spesso perdere loro il senso della misura e della pietas. Le priorità di ogni tempo che negli ultimi 50 anni hanno fatto dei rapporti umani un flusso liquido e Senza colore. Mari va anche oltre sino a configurare l'esito di questa spietata competizione nel 2053, quando per l' ultima persona alle soglie del secolo di vita non avrà più alcun senso accaparrarsi l'ingente somma in denaro. L' autore milanese dà prova di una padronanza assoluta dei mezzi espressivi e scandaglia minutamente ogni personaggio regalandoci ritratti indimenticabili. La sua lingua è colta e ricca di citazioni dotte che rimandano soprattutto al cinema e al fumetto, due grandi amori del Professore Mari, già docente di Letteratura italiana alla Statale di Milano. Quanta grazia e quale eleganza nella scrittura di questa singolarissima " epopea" dell' arrivismo contemporaneo! Il lettore non potrà sottrarsi alla musica dello stile di Mari, che costruisce la narrazione con periodi molto ben calibrati, talvolta ampi ma sempre di una armonia che è il punto di arrivo di una tecnica innata e di una erudizione vastissima. Se permettete un consiglio da chi cerca da anni almeno tre Nomi da consegnare al canone del XXI secolo, non perdete questo romanzo. Se ne parlerà ancora e molto. Siamo davanti a un vero e proprio «Auctor». Usiamo il latino per adeguarci al tono di un Maestro di cultura ed eloquenza.