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Non collezioniamo più figurine, ma pessime figure: la crisi del calcio italiano

Non collezioniamo più figurine, ma pessime figure: la crisi del calcio italiano

cronaca
26 set 2026 3 min
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Il calcio è cambiato profondamente. Soldi, tanti soldi, campioni che nascono e muoiono in pochi mesi, pochissimo vivaio e una nazionale ormai perennemente in affanno, senza idee. Il calcio SPA torna a deludere ancora e i capri espiatori sono già pronti.

Da anni stiamo collezionando non figurine, ma pessime figure. Sì, è proprio così. Il calcio continua a essere lo sport più seguito e amato, ma qualcosa nel rapporto con il pubblico sembra essere cambiato. Lo spettacolo è diventato sempre più costoso: biglietti, abbonamenti televisivi, magliette e trasferte possono trasformare una passione popolare in un lusso per molti e la resa si è abbassata drasticamente dai campioni come Del Piero, Totti che ci hanno fatto sognare vent'anni fa.

Ma il problema di questo sport non è soltanto il denaro. C'è una domanda più difficile: dove sono i veri campioni?Non significa che oggi manchino giocatori di talento. Il calcio contemporaneo produce atleti straordinari. Tuttavia, mentre aumentano gli investimenti nel mercato dei trasferimenti, sembra esserci meno attenzione alla crescita dei giovani.

I vivai dovrebbero essere il cuore del nostro calcio. Invece molte società preferiscono cercare giocatori già formati all'estero, spesso investendo cifre importanti pur di accaparrarselo. Il risultato è che giovani italiani di talento rischiano di trovare sempre meno spazio nelle prime squadre. Questo fenomeno di desertificazione si riflette poi sulla nazionale che, quando si ritrova in competizioni internazionali, non ha giocatori di livello o distratti da altre cose.

È un cambiamento evidente rispetto al passato. Quando avevo l'album delle mitiche figurine Panini, molti anni fa, i giocatori al massimo consentiti come stranieri erano tre. Nulla a che fare col razzismo. Ma il CALCIO SPA, ha travolto con i suoi soldi anche il gioco. Il grande campione è quello che fa qualche partita ben giocata e le quotazioni diventano stellari poco dopo giusto il tempo per essere ceduto in cambio di, o, meglio ancora venduto per monetizzare le centinaia di milioni di debito che hanno. Sì, per molti anni il calcio italiano era caratterizzato da una presenza straniera molto più limitata: negli anni Ottanta, ad esempio, esisteva il limite di tre calciatori stranieri tesserabili per squadra a favore dei vivai. Oggi il panorama è completamente diverso e il mercato internazionale è diventato parte integrante del calcio professionistico.

Forse per questo vale anche la pena guardare anche agli altri sport che proprio in questi giorni ha dato lustro ad atleti, anche molto giovani, di mettersi in mostra. Atleti che faticano ogni giorno, magari non stipendiati, che non hanno profili social da vip e quando si mettono in gioco lo fanno sul serio, senza paura. Veri campioni, quelli che incontri al bar, che non sfoggiano il loro denaro, che non girano su auto costose e che non possiedono yacht e restano umili, proprio perché campioni.

Nel ciclismo, nell'atletica, nel nuoto e in molte discipline olimpiche la crescita dell'atleta rappresenta una parte fondamentale del percorso. Il talento viene costruito lentamente, attraverso anni di allenamento e di sacrificio continuo. Il calcio possiede però qualcosa di unico: la capacità di creare appartenenza. Una squadra può rappresentare una città, una famiglia, un ricordo.

Forse il calcio dovrebbe tornare a investire maggiormente nei propri giovani trovando formule decisamente migliori che non siano solo l'aspetto politico ed economico. Perché i veri campioni non si comprano sempre sul mercato: molti devono essere scoperti, cresciuti e accompagnati fino alla prima squadra. Sì, come una volta. E' quello anche che viene chiamato «attaccamento alla maglia», merce rara oggi in un mondo distratto da flussi continui di soldi che ingolosiscono. Resta tuttavia una tifoseria che è pur sempre pronta a osannare i suoi idoli, seppur piccoli, il lunedì mattina al lavoro o il mercoledì sera dopo un posticipo. Viva l'Italia.

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