C'è una stagione che più di tutte appartiene ai poeti. E' un stagione che piace molto anche a me. Non saprei di preciso il perché, ma mi rimanda alla mia adolescenza, al ritorno a casa da scuola, ai primi amori e a quelle giornate fredde e piovose. I colori, le foglie cha abbandonano tristemente i loro rami, la calura estiva che si disperde lasciando spazio a piccoli refoli freschi di vento. È l'autunno. Non perché sia triste, come si dice sempre. Ma perché è l'unica che ci insegna a guardare il tempo senza paura. Tre poesie italiane lo raccontano meglio di qualsiasi ltr. La prima è Autunno di Vincenzo Cardarelli. L conosco a memoria e spesso la ripeto mentre osservo il paesaggio. Anche mia figlia l'ha imparata quandoera piccola. Cardarelli non descrive un paesaggio, descrive una sensazione che tutti abbiamo provato a fine agosto, quando il vento cambia e l'aria ha un altro odore. Il suo autunno è la maturità. Non è la fine della giovinezza, è il momento in cui la vita rallenta, diventa più lucida, più vera. È un addio lungo, lento, quasi dolce al miglior tempo della nostra vita. Poi c'è Autunno di Salvatore Quasimodo. Se Cardarelli è solenne, Quasimodo è intimo, mansueto come dice il suo stesso titolo. Il suo autunno non fa rumore, è placido. È acqua ferma dove specchiarsi, dove finalmente possedersi. È la stagione che non ti strappa via, ma ti raccoglie nell'intimità di cui spesso abbiamo così bisogno nella nostra società. Ti fa cadere come una foglia per poi curarti. Infine San Martino di Giosuè Carducci. È l'autunno più italiano che esista. La nebbia sui colli, i tini che bollono, il cacciatore, il borgo. Tutto rimanda a un mondo quotidiano, antico, lento. Anche di questa ho un ricordo scolastico ormai sbiadito. Carducci ci ricorda che l'autunno è anche una festa contadina, un rito collettivo, una forma di convivialità di un'intera comunità. Mentre fuori si spoglia tutto, dentro si accende il fuoco. Tre titoli, tre sguardi. E una sola lezione: l'autunno non toglie. Rivela.
«Alberto Cristofori: tradurre un testo è un'arte complessa»
di Stefano De Vecchi