Dopo quattordici anni cambia la scuola italiana. Non è un ritocco, è una riscrittura totale delle Indicazioni Nazionali del 2012. Il decreto è il DM 221 del 9 dicembre 2025, firmato dal ministro Giuseppe Valditara e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio 2026. Entrerà in vigore dal prossimo anno scolastico quello 2026_2027 e, per la prima volta, mette insieme rigore tradizionale e competenze digitali. L'applicazione sarà graduale, quindi ci vorrà del tempo prima che entri a regime.
Nelle scuole dell'nfanzia il nuovo curricolo parte subito per tutte le sezioni. Alle elementari e alle medie invece parte solo dalle prime. Le classi seconde, terze, quarte e quinte continueranno con i vecchi programmi fino a esaurimento, quindi fino al 2030_2031 per la primaria e al 2028_2029 per le scuole medie. La vera novità in tutta la riforma e che fa più discutere è lo studio del latino alle scuole medie. Non è il latino del liceo, certo. Si chiama infatti Latino per l'Educazione Linguistica, LEL, ed è opzionale nelle classi seconde e terze dal 2026_2027. Un'ora a settimana, valutata in pagella, con docenti dedicati messi a disposizione dal Ministero. L'obiettivo dichiarato non è formare latinisti a 12 anni, ma usare le radici latine per capire meglio l'italiano, per allenare logica e ragionamento. Abituare a studiare", ha detto Valditara al Corriere della Sera. Insieme al latino torna tutto ciò che negli ultimi anni era stato messo ai margini. Corsivo e calligrafia diventano centrali già dalla primaria. Il Ministero li definisce non come tecnica di scrittura, ma come strumento per strutturare il pensiero. Tornano i riassunti, i dettati, le poesie imparate a memoria. E torna la grammatica, con un'attenzione esplicita a sintassi e analisi logica fin dai primi anni. Cambia anche la storia e gli insegnamenti. Le nuove indicazioni spostano il baricentro sull'Occidente e le sue radici e sul Mediterraneo crocevia di passaggi e culture. Nel programma entrano i regni romano-barbarici, Costantinopoli, l'espansione islamica. E poi c'è il punto più politico della questione della riforma: la Bibbia entrerà come testo da leggere e commentare in classe, affiancata a Iliade e Odissea, non come testo religioso ma come «grande testimonianza culturale» alla base dell'arte e della letteratura occidentale, ha spiegato il ministro. L'Europa e la sua cultura tornano quindi centrali nel dibattito e nella formazione delle future generazioni. Sul fronte opposto, la scuola diventa più digitale e legata al mondo del futuro. L'informatica diventa così obbligatoria alla scuola primaria. Non solo lavori a spot od occasionali, ma un percorso strutturato e finalizzato a delle competenze ben specifiche. Ci sono poi due novità importanti che toccano il cuore del sistema proposto. La prima è la riforma della filiera tecnica: il modello 4+2. Quattro anni di tecnico o professionale e due anni di ITS Academy per un diploma superiore integrato, valido anche per l'accesso al modo universitario. Nel 2026_2027 saranno 700 le scuole coinvolte in questo progetto sperimentale, con 532 nuovi percorsi e 21mila studenti. L'obiettivo principale è quello di allineare la scuola all'intero mondo del lavoro cercando quindi di renderli più vicini e affini.
La seconda è il supporto psicologico. Da settembre parte AscoltaMI, un servizio gratuito per gli studenti delle medie e del biennio delle superiori: fino a cinque sedute online con voucher da prenotare senza passare dalla segreteria, per un totale di 18,5 milioni di euro stanziati per supportare i ragazzi in caso di bisogno. Resta l'educazione affettivo e sessuale, ma con una stretta richiesta dalle famiglie: servirà il consenso informato dei genitori per tutte le attività extra-curricolari. È una riforma che vuole tenere insieme due anime opposte: il quaderno a righe e il tablet, Virgilio e ChatGPT. La sfida sarà farle convivere nella stessa aula, senza che una cancelli l'altra. Una riforma anche di contenuti guardandola bene. Sarà abbastanza per mantenere i nostri ragazzi al passo con un mondo che oggi cambia così velocemente?