Le scuole italiane riaprono proprio in queste ore decisamente più digitali e attrezzate di cinque anni fa. Ma sotto la vernice nuova, i muri sono ancora quelli vecchi. È il paradosso che emerge dagli ultimi dati del Portale Unico del Ministero dell'Istruzione e del Merito, relativi all'anno scolastico 2024/2025, e incrociati con il XXIV Rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza. Partiamo questa volta dalle buone notizie, perché ci sono anche quelle. Il Ministero certifica una crescita costante degli spazi essenziali per i nostri alunni. Le aule informatiche sono quasi raddoppiate. Da 8.692 nel 2020/2021, sono diventate 15.998 nel 2024/2025 quindi quasi un raddoppiamento. Oggi più di una scuola su due, il 55,4% per la precisione, ha un laboratorio digitale da poter utilizzare. Un salto legato agli investimenti del PNRR e al piano Scuola 4.0. Crescono anche le mense, che passano da 12.547 a 14.362, con una copertura nazionale che arriva al 44,5% degli edifici dell'infanzia e del primo ciclo. Anche le palestre per le attività dei ragazzi sono aumentate passando da 12.483 a 15.034 con un incremento di circa 2.500 realtà in più che possono essere interne alla struttura o più semplicemente convenzionata col Comune.
Dopo questi confortanti numeri diamo però voce alle notizie che ci lasciano ancora perplessi. Sì, il quadro cambia completamente quando andiamo a osservare i dati sulle strutture e le certificazioni dei nostri edifici scolastici. Infatti su 39.351 edifici scolastici statali attivi censiti dall'Anagrafe dell'edilizia scolastica, il 59% è privo di certificato di agibilità, il 58,3% non ha il certificato di prevenzione incendi, il 42% è senza collaudo statico. Certo questi dati non ci rassicurano proprio per niente, anzi, allarmano. Sono percentuali confermate anche da un'analisi di Tuttoscuola sui dati ministeriali 2023/24: solo 13.514 edifici su 39.993 hanno il CPI, gli altri 26.479 ne sono privi. Tra settembre 2025 e agosto 2026 Cittadinanzattiva ha censito 68 crolli, soprattutto intonaci, controsoffitti, pezzi di solaio. Dodici persone ferite a causa di questi crolli: otto studenti e quattro adulti. Fortunatamente In molti casi questi cedimenti sono avvenuti di notte o nel weekend, evitando così una strage. A questa situazione di precariato dobbiamo aggiungere 80.871 infortuni scolastici denunciati all'INAIL nel 2025, in crescita del 3,8%. E poi ci sono le famose e ormai tristemente conosciute «classi pollaio.»
Secondo la normativa antincendio, in un'aula con una sola via d'uscita possono stare massimo 26 persone. Eppure ci sono 16.645 classi con oltre 25 alunni, il 4% del totale, dove studiano 450.492 ragazzi. Il fenomeno è particolarmente concentrato alle scuole superiori, dove il problema degli spazi è sicuramente più marcato.
Tutto questo con un enorme divario territoriale. Il Ministero stesso ammette che dietro la media nazionale si nasconde una frattura fra il Nord e il Sud. Il 43% degli edifici senza certificazione antincendio è al Sud. In Valle d'Aosta l'87,8% delle scuole è a norma per l'agibilità, nel Lazio solo il 13%. Mense e palestre sono molto più presenti al Nord che in Campania, Calabria o Sicilia. Per uno studente del Mezzogiorno, avere una mensa o una palestra è ancora un privilegio, e non un diritto da esercitare. Il nodo è sempre quello, quello economico. Il Governo ha stanziato negli ultimi mesi 430 milioni per l'adeguamento antincendio, finanziando 2.223 interventi. Ma per mettere a norma tutti gli edifici ne servirebbero altri 4,7 miliardi, secondo le stime, soldi che potrebbero essere recuperati tranquillamente da investimenti in armi e aiuti vari. La fotografia conclusiva di questa scuola italiana è quindi questa: una scuola che corre verso il digitale e l'innovazione, ma con le gambe di un edificio ci cinquant'anni fa. Più connessa, ma meno sicura e confortevole. L'urgenza, dicono i dati del Ministero stesso, non è più comprare altri computer. È mettere in sicurezza i muri che li contengono giusto per prevenire altri disgraziati incidenti ai nostri ragazzi.