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«Stefano Benni un anno dopo»

«Stefano Benni un anno dopo»

attualità
10 set 2026 3 min
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Un anno fa ci lasciava uno dei più grandi autori comici italiani: Stefano Benni. Autore di numerosi fortunati romanzi e altrettanti racconti, Glimmo ha deciso di ricordarlo con un piccolo articolo legato alle sue principali opere, ai suoi pittoreschi personaggi e alle sue curiose ambientazioni. Un autore che piace molto e che manca altrettanto.

Tutte le volte che viene a mancare un uomo di genio, l'emozione che coglie le persone che lo hanno seguito in vita e hanno amato le sue opere è ambigua: quell'uomo inizia a mancarci da subito e ne cogliamo il vuoto conseguente, la sua insostituibilità; dall'altra parte, dopo pochi secondi di scacco, prevale lo stato d' animo di un'intima e affettuosa assuefazione che ci ricorda il suo volto, le sue parole, le sue opere come un qualcosa di cristallizzato e quindi inestinguibile nel nostro cuore.

È il caso dello scrittore, poeta, drammaturgo Stefano Benni che nacque a Bologna nel 1947 e lasciò la Terra giusto un anno fa. Il periodo tra la fine del Novecento ed i primi due decenni e mezzo del Duemila è stato fortemente segnato dall' arte di questo Autore poliedrico e talentuoso come non mai. Dall' esordio con la raccolta «Bar Sport» del 1976 sino all' ultimo romanzo «Giura» del 2020- passando per «La compagnia dei Celestini» e «Margherita dolce vita» -Benni ha inventato una gustosa galleria di personaggi indimenticabili, sospesi tra l' immaginazione più audace e un tratto di realtà che talvolta li rendeva riconoscibili e capaci di suscitare un' ironia mai sprezzante e sempre misurata. Tutto ciò che è accaduto di rilevante sulla scena sociale e politica italiana e internazionale negli ultimi cinquant'anni ha trovato un filtro magico e scherzoso nei romanzi e nei racconti dello scrittore bolognese. Il mondo innocente del paese, del Bar si sposava con le dinamiche sociali delle Metropoli col Progresso, l' arrivismo e il Capitalismo senza freni a cui ormai siamo abituati. Ma quale grazia, quale felicità di racconto e quale Calviniana misura nella scelta delle parole e nella costruzione della sintassi! Abbiamo perso un Maestro della narrativa, è il caso che l'Accademia italiana ne sia consapevole tutta e si adoperi per canonizzare Stefano Benni. Il suo volto bonario, le sue parole gentili, i suoi versi ironici e graffianti devono restare e non si devono dimenticare. Il mondo dell' arte non solo letteraria pullula di personaggi supponenti e sopravvalutati, legati a doppio nodo con Case editrici chiuse come Caste inespugnabili insieme ai colossi della distribuzione. Una volta che un Autore (Auctor, in un significato extraletterario) è stato in grado di scardinare questa spirale perversa, è il caso di dimenticare le pulsioni diaboliche del Dio Denaro e tributare il giusto omaggio a Stefano Benni. Un artista, un benefattore, una luce per ognuno di noi.

Commenti 2

Giuseppe Zullino
Grazie Carolina. Brillante come sempre!
Carolina Sperti
La recensione di Giuseppe Zullino esprime una forte connotazione emotiva, appassionata che amplia ad un orizzonte di maggiore respiro la critica letteraria in senso stretto. Si avverte chiaramente un sentimento di sincera ammirazione per Benni e la consapevolezza di fronteggiare un autore che ha lasciato in eredità ai contemporanei non solo la testimonianza dei suoi scritti ma un approccio analitico,esistenziale,sociale e politico assolutamente unico, originale e genialmente ironico. Zullino infatti non perde l'occasione per mettere in evidenza l'ironia dell'autore, la sua fantasia e la capacità di raccontare la società senza perdere quel senso di leggerezza che diviene potente veicolo di senso in un contesto di avvilente incomunicabilità.