Tutte le volte che viene a mancare un uomo di genio, l'emozione che coglie le persone che lo hanno seguito in vita e hanno amato le sue opere è ambigua: quell'uomo inizia a mancarci da subito e ne cogliamo il vuoto conseguente, la sua insostituibilità; dall'altra parte, dopo pochi secondi di scacco, prevale lo stato d' animo di un'intima e affettuosa assuefazione che ci ricorda il suo volto, le sue parole, le sue opere come un qualcosa di cristallizzato e quindi inestinguibile nel nostro cuore.
È il caso dello scrittore, poeta, drammaturgo Stefano Benni che nacque a Bologna nel 1947 e lasciò la Terra giusto un anno fa. Il periodo tra la fine del Novecento ed i primi due decenni e mezzo del Duemila è stato fortemente segnato dall' arte di questo Autore poliedrico e talentuoso come non mai. Dall' esordio con la raccolta «Bar Sport» del 1976 sino all' ultimo romanzo «Giura» del 2020- passando per «La compagnia dei Celestini» e «Margherita dolce vita» -Benni ha inventato una gustosa galleria di personaggi indimenticabili, sospesi tra l' immaginazione più audace e un tratto di realtà che talvolta li rendeva riconoscibili e capaci di suscitare un' ironia mai sprezzante e sempre misurata. Tutto ciò che è accaduto di rilevante sulla scena sociale e politica italiana e internazionale negli ultimi cinquant'anni ha trovato un filtro magico e scherzoso nei romanzi e nei racconti dello scrittore bolognese. Il mondo innocente del paese, del Bar si sposava con le dinamiche sociali delle Metropoli col Progresso, l' arrivismo e il Capitalismo senza freni a cui ormai siamo abituati. Ma quale grazia, quale felicità di racconto e quale Calviniana misura nella scelta delle parole e nella costruzione della sintassi! Abbiamo perso un Maestro della narrativa, è il caso che l'Accademia italiana ne sia consapevole tutta e si adoperi per canonizzare Stefano Benni. Il suo volto bonario, le sue parole gentili, i suoi versi ironici e graffianti devono restare e non si devono dimenticare. Il mondo dell' arte non solo letteraria pullula di personaggi supponenti e sopravvalutati, legati a doppio nodo con Case editrici chiuse come Caste inespugnabili insieme ai colossi della distribuzione. Una volta che un Autore (Auctor, in un significato extraletterario) è stato in grado di scardinare questa spirale perversa, è il caso di dimenticare le pulsioni diaboliche del Dio Denaro e tributare il giusto omaggio a Stefano Benni. Un artista, un benefattore, una luce per ognuno di noi.