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«Voglio tornare agli anni '90»

«Voglio tornare agli anni '90»

articolo
19 mag 2026 4 min
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Daniela Bacis, collaboratrice di Glimmo.it, ci regala un momenti di «immersione» negli anni '90 che hanno costituito l'adolescenza, o quasi, di molti di noi. Parole che toccano il cuore e che ci rimandano a un mondo completamente diverso da oggi, dominato ormai dalla tecnologia a da una scarsa interazione sociale. Parole che fanno rifettere e che ci rimandano all'importanza dei valori sociali e culturali della nostra civiltà. Grazie Daniela per questo tuffo nel passato.

Gli anni ‘90 sono stati gli anni della mia infanzia, non solo mia, ma di molti ragazzi nati negli anni‘80. Da genitore mi domando se gli anni ‘20 di questo ventunesimo secolo saranno ricordati dai miei figli, che hanno oggi la mia età di allora, con lo stessa nostalgia. Ricordo i pomeriggi dopo la scuola, una merenda veloce con brioche e spremuta e un paio di episodi dei Puffi. La televisione era sintonizzata su «Bim bum bam», programma storico per bambini condotto da Paolo Bonolis. Non c’era molta scelta, o quello o “Solletico”, in una trasmissione contemporanea sulla Rai. Non c’era la scelta tra mille canali o la possibilità di vedere in streaming l’episodio del tuo cartone preferito. O quello o niente. E se lo perdevi, non c’erano altre chances di rivederlo. Quando il programma finiva, per noi bambini la televisione era off limits. Non restava altro che scendere in strada e suonare ai campanelli degli amici. Nelle case limitrofe i bambini pullulavano, le famiglie erano piene di bambini, chi due, chi tre, chi addirittura quattro figli. Tutti si conoscevano. Giocare in strada era sicuro, poche macchine passavano e tutte a passo d’uomo, perché chiunque sapeva che, in qualsiasi momento, poteva spuntare qualche bambino con un pallone. Non avevamo molto. Bastava una palla o qualche pattino a quattro ruote per inscenare piccoli tornei di pattinaggio e calcio. E quando non c’era nulla, si ripiegava sul gioco del “nascondino” e del “1,2,3..stella!”. Immancabili erano gli sbuffi al momento del crepuscolo, quando le madri iniziavano a chiamarci. Al terzo richiamo qualche madre iniziava a minacciare castighi e allora, sudati, sporchi e con qualche graffio sulle ginocchia rientravamo nelle nostre case dandoci appuntamento al giorno successivo. Non importava se avevamo i vestiti firmati, se i capelli erano in ordine, se ci si imbrattava di fango le ginocchia, l’importante era esserci, giocare insieme, nessuno escluso. Risate, corse all’aria aperta, sole spensieratezza, felicità. E’ cosi che, nei ricordi, restano impressi questi anni. Trent’anni dopo, nonostante quanto abbiamo vissuto, abbiamo pensato che l’educazione migliore per i nostri figli fosse riempirli di cose materiali e tenerli protetti all’interno delle mura di casa. E’ vero, i tempi sono cambiati. Giocare in strada, al giorno d’oggi, può essere pericoloso. Il traffico e le ultime notizie di cronaca di tentati rapimenti, non rendono le strade sicure. Il benessere economico ci ha resi predisposti ad assecondare ogni desiderio materiale, pensando che riempire di cose materiali un figlio completasse anche la sua crescita valoriale ed emotiva. Li abbiamo riempiti di vitamine chimiche. Non giocando all’aria aperta, non prendono la vitamina D, che si prende del sole. Passano i pomeriggi sul divano , mangiando schifezze, perché il tempo di preparare una spremuta fresca o una torta fatta in casa, diciamoci la verità, chi ce l’ha più. Si muovono di meno, rinchiusi in stanze di massimo dodici metri quadri. E chi ce l’ha lo spazio per correre, se non si ha nemmeno un giardino degno di questo nome. Li abbiamo riempiti di tecnologia, ma appena lo schermo si ferma dicono di annoiarsi, non mostrano creatività, invenzione, non sanno con chi parlare, perché gli amici sono chiusi in casa come loro. Li abbiamo riempiti di cartoni e serie tv a qualunque ora del giorno e della notte, e per non sentirli strillare o “fare capricci” li lasciamo liberi di visionarli per un tempo indefinito. Li abbiamo riempiti di giochi, ce ne sono in ogni angolo delle nostre case, ma hanno ancora il coraggio di dire che non hanno niente con cui giocare. Un osservatore attento può scorgere che questi bambini difficilmente sorridono, sono spesso nervosi, “brontoloni”, insoddisfatti. Eppure li abbiamo riempiti di tutto.

Abbiamo riempito si...ma un buon educatore, come ogni buon genitore, dovrebbe sapere che educare significa anche e soprattutto togliere. L’etimologia stessa della parola ce lo dice (“ex ducere”=trar fuori, quindi non riempire). Che la soluzione , per educare al meglio i nostri figli, sia togliere schermi, togliere oggetti, togliere muri? Togliere tutto, tranne il tempo passato con un amico che ti guarda negli occhi e, con niente, riempie la tua vita di momenti di felicità. Forse è solo questione di cambiare direzione.

Commenti 1

Ramo
Bravissima Dany Parole bellissime la giovinezza attraverso le parole è un'esperienza speciale,ha il potere di scaldare il cuore e risvegliare sensazioni Grazie