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A close-up shot of hot black coffee in a white mug with a spoon, perfect for morning refreshment.
Racconto della community Racconto contemporaneo

«Un caffè con Marilyn»

13 settembre 2026
59 visite

Foto di Alex Fu su Pexels

Un incontro inaspettato tra sogno e realtà.

Il caffè dove eravamo sedute aveva un tocco retrò.
Lei, radiosa, indossava un abito stretto, semplice ma chic, un foulard a coprire i suoi splendidi capelli e degli occhiali da sole che nascondevano il suo sguardo leggendario; ma il suo sorriso era inconfondibile. Era a suo agio e mi guardava con un’aria di genuina curiosità.
Io, a parte la felicità di incontrarla, mi sentivo un po’ a disagio. Venivo da un brutto periodo ed ero convinta che lei, più di chiunque altro, potesse capirmi.
Mescolò lentamente il suo caffè, facendo tintinnare il cucchiaino contro la porcellana, e si sporse verso di me. “Allora, tesoro, dimmi: in cosa posso aiutarti qui, in questo tuo… oggi?”
La sua voce era calma. “Sembra tutto così veloce qui,” sospirò guardandosi intorno.
Accarezzai il bordo della mia tazzina con il polpastrello, esitando.
“Non so esattamente,” risposi, “o meglio… sono stanca di essere giudicata, non valorizzata e criticata da chi sputa sentenze sulle mie azioni senza sapere nulla di me.”
Lei fece un leggero sospiro: “Ah, tesoro… il giudizio. Il male dell’uomo. Lascia che ti dica una cosa che ho imparato sulla mia pelle, dopo anni passati sotto i riflettori: il giudizio è di chi non sa, ma vorrebbe. È più facile giudicare gli altri che se stessi. La gente giudica e critica perché è invidiosa; ti vede come vuole vederti, non come sei. La tua risposta non deve zittire le loro voci… ma rendere la tua più forte.”
“È più facile a dirsi che a farsi,” risposi con un nodo alla gola. “La mia voce è una, le loro infinite. E quando provo a fare qualcosa, ho paura di sbagliare, di non riuscire.”
“Tesoro, la risposta giusta non la trovi dalla sera alla mattina; è qualcosa che devi cercare ogni giorno, anche quando sei spaventata. Pensa a me. Ero Norma Jeane, una ragazza come tante. Poi sono diventata Marilyn Monroe, la star, il sogno proibito. E sai cosa facevo per darmi coraggio?”
“Cosa?” chiesi incuriosita.
“Qualsiasi cosa,” disse ridendo. “Ballavo, cantavo, recitavo una scena, sorridevo anche se non ne avevo voglia. Non far vincere la paura: reagisci, fai quello che ti fa stare bene. E se sbagli, beh… pazienza! L’imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi.”
Risi con lei e aggiunsi: “Io sono contenta della mia imperfezione, è… perfetta”.
Poi tornai seria e continuai: “Ho sicuramente tante qualità, mi piacciono tante cose e credo di saperne fare molte abbastanza bene. Ma come si fa a non doverlo dimostrare costantemente?”
Mi si avvicinò e rispose: “Non devi! Il tuo valore è tuo, non è qualcosa che devi mostrare per forza. Questo è il punto su cui cadiamo tutti: io l’ho fatto per tutta la mia vita e ho pagato un prezzo altissimo. Il tuo valore è nei gesti, nelle parole, nella curiosità verso la vita e nel rispetto, prima verso te stessa e poi verso gli altri. E non dimenticare mai di ridere! Ridi di te, dei tuoi errori. La leggerezza è una forma di potere, ed è ciò che destabilizza di più, chi vuole giudicarti.”
“Grazie, Marilyn,” il mio tono era più pacato, “mi sento già più… potente.”
Lei guardò le nostre tazzine ormai vuote sul tavolo, mi sorrise e mi prese le mani: “Brava, tesoro. Ti dico un’ultima cosa: il silenzio è l’unica risposta logica da poter dare agli stupidi. Spero di averti ispirata, anche solo un po’. E ora vai avanti con la tua vita… e non dimenticarmi.”
Squillò la sveglia. Aprii lentamente gli occhi, lasciando che il piumone mi avvolgesse, ancora per qualche minuto, nel suo morbido calore. Ero nella mia stanza e nulla era cambiato, ma, per qualche motivo, mi sentivo un po’ più forte.
Mi alzai, mi preparai il caffè e mi armai di un preziosissimo sorriso.

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