Era una landa desolata all'interno di sentieri sassosi che accoglievano gli echi di amori maledetti, ricolmi di lamentele, all'interno di storie scabrose e senza destinazione. All'intersezione di un sentiero scosceso ricolmo di cespugli irti che nascondevano i sentieri e le tombe di anime in pena, piene di livore per essere state trafitte durante i loro vari amplessi, quella notte autunnale del 1650, un vento sferzante ululava trasportando echi gelidi di lussuria...molto più in là, verso la valle del terrore, un leggero suono disperato, intenso come gli echi disperati di un violino, risvegliava la rabbia delle varie coppie di amanti. Un pendolo posto al crocevia di due stradine apparentemente tranquille, era il guardiano implacabile di passioni che si risvegliavano con tombe che una volta ogni cinquanta anni si scoperchiavano per trascorrere un fine settimana di amore, coronato dal risveglio di amanti che consumavano la loro lussuria con la rabbia degli amanti uccisi nel pieno fulgore delle loro giovani e tristi esistenze. Si diceva che il pendolo fosse stato trafugato da casa di una delle giovani vittime, la marchesina Clelia Ducati, e posto in quel crocevia come indicazione per tutte le anime tormentate degli uomini e delle donne uccisi durante i loro convegni d'amore clandestini dentro grotte o capanne nascoste in mezzo a cespugli, rovi e canneti. Il pendolo era stato nascosto ben bene in un punto dove era visibile ma la leggenda narrava che il meccanismo si innestava ogni tanto e solo in occasione del risveglio di queste anime sepolte che, uscendo da queste tombe, si ritrovavano con le loro anime amanti. tornando ad assumere per poco tempo le loro sembianze reali senza che i loro teschi fossero visibili. Quella sera la marchesina Clelia rovesciò indietro il capo e sospirò languidamente. Il suo antico amore era lì, bello come il sole. Quanto aveva amato Paride Anfossi, il vecchio socio del padre, il marchese Settimio Ducati. I suoi occhi si agitarono nel buio e l'antica lussuria risorse in tutto il suo vecchio splendore...i due uomini erano intorno ai cinquanta anni e Clelia sbocciava allora nel primo arco adolescenziale della vita intorno ai sedili anni. Il padre era vedovo e l'aveva iniziata ai misteri dell'amore. Un incesto torbido ma voluttuoso...Poi, quando meno se lo aspettava, Settimio le aveva presentato il socio e lei si era concessa xon identica passione ai due uomini ancora piacenti. La ragazza godeva anche nel guardare le effusioni dei due signori. Era una triade perfetta. Poi era scoppiato il dramma perché il socio del padre si era innamorato e non voleva più dividerla con il marchese. La conseguenza di tutto ciò era stata che una notte il padre marchese aveva sorpreso i due amanti e li aveva freddati a coltellate mentre dormivano dopo aver raggiunto l'estasi d'amore. E le anime trasformate per due giorni in corpi splendenti e rigogliosi ricordarono....Per quarantotto ore gli incentivi degli amori rifiorirono, ma erano anime maledette.. Allo scadere del secondo giorno il pendolo ricominciò a suonare e i corpi si dissolsero in polvere...I teschi si urlarono alla prossima risurrezione parziale ed entrarono disperati nelle tombe perdendo rapidamente coscienza. La tregua concessa loro per essere anime di persone uccise e di assassini era finita e il pendolo stregato continuava ad essere il custode di vecchie passioni maledette senza mai pace e destinazione. Chi aveva tentato di trafugarlo era morto precipitando da un burrone scosceso che era vicino al vecchio orologio ma non era visibile a occhio nudo...La mezzanotte era ormai trascorsi e gli amanti maledetti erano tutti di nuovo morti e sepolti...Nel buio del fondo valle gli echi tristi di un violino e il suono inquieto di un'arpa ricominciarono a scandire una melodia inquietante di morte. Il vento ricominciò ad ululare e nel buio si udirono abbaiare dei cani selvatici alla ricerca di cibo. Chi non dormiva ancora dentro le case sobbalzò ed ebbe paura rammentando l'antica leggenda. Poi, finalmente, fu tutto pace, quiete e buio.
Inutile tentare imprigionare i sogni
di Cristiano Cavina