Spensieratamente, camminavo e pensavo alla mia vita, fatta di libertà, non conoscevo il mio destino, ricordo solo che avevo 19 anni e dovevo farne 20, un'età in cui pensavo anche io ad una mia storia con un uomo nel tempo. Sogni che a quell'età tutte le donne immaginano e aspettano di incontrare un nuovo amore, con cui condividere progetti e sogni e che siano amate e rispettate.
Ecco un'alba che era entrata stana quella mattina, come se qualcosa dovesse accadere. Ero sorridente poiché di lì a poco dovevo viaggiare e dovevo stare fuori due settimane; me la sentivo dentro quella sensazione. Vidi un giovane alto. Inizialmente sembrava avessi fatto colpo io su di lui, per me non era un colpo di fulmine, era uno sguardo buttato lì e commentato. Comunque partii, dopo una settimana iniziai a ricevere telefonate, alcune erano di mia madre che conobbe la famiglia, alcune dell'uomo misterioso, quello alto che vidi giorni prima. Io, presa nella mia ingenuità, ho creduto e temevo quelle conversazioni brevi, tutto sapeva di romanticismo in quella storia. Come avesse fatto a recuperare quel numero non sapevo proprio. Tutto sembrava nuovo, elegante. Quell'uomo diceva di avermi notato da subito e che gli avevo dato una buona impressione e una piacevole sensazione, e accettai la sua amicizia e il suo corteggiamento. In fondo ero ragazza con i miei sogni, le mie idee ventenni, e a lui mi sono affezionata come facevo di solito con diverse persone. Intanto continuavo a vivere le mie giornate tranquillamente, arrivavano le mattine e scattava l'ora in cui sapevo di sentire squillare il telefono. Erano attese quelle telefonate. ero contenta perché qualcuno mi pensava e rispondevo a quelle parole., durava poco come al solito i primi tempi sono sempre la parte del fiore, quelle facili, dell'innamoramento, ma presto arrivarono le spine di quei fiori così belli. Arrivarono i primi traguardi, i figli, poi la noia e la gelosia. Che anni tortuosi e sofferti. Certo, la gelosia ci può essere, ovvio, poiché è il sale che corona la storia un po' come due ragazzini ai primi baci silenziosi e audaci, Abbracci che non terminano mai, ma dopo, quel bel muro colorato fatto di passioni e desideri crolla. No, non me lo sarei mai aspettata, nemmeno se avessi sottoscritto un contratto l'avrei immaginato.
Ora ricordo.
I giorni passavano, furono belli quelli dell'attesa, andavo incontro a chissà cosa, eppure era finita lì la mia corsa da fanciulla. Sarebbe arrivato al mio paese quest'uomo, per rivedermi,. Era il 5 agosto del 2000. Lui non aspettava altro che vedermi da vicino e chiedermi la classica frase «Ti vuoi mettere con me?»
Giustamente dissi ok, avevo accettato. Va bene, ci proviamo.
Lui disse che nei suoi occhi già aveva me, come se fossi una sua mogliettina e iniziai a scrivere lettere in cui esprimevo di andare piano e che non c'era fretta perché l'amicizia è importante. Sì, ero certa, avrei dovuto avere tempo necessario per amarlo così ha voluto il destino. Ci frequentavamo, un luogo d'incontro, a casa sua dopo il lavoro che lo impegnava tutto il giorno, poiché i miei genitori ci facevano mangiare con loro e non uscivamo spesso ,se fosse con loro allora sì, la pensavano all'antica. Incominciai così la mia storia amorosa con lui. Ero al settimo cielo, ma restavo sempre introversa e lui era quel giovane silenzioso. Io mi presentavo sempre ben vestita e curata e e avevo sempre con me un quadernetto per scrivere un pò di lui, i nostri pensieri, le serate passate intorno a quel tavolo apparecchiato. Lì mangiavamo ogni cosa che ci piaceva. Cinque mesi dopo mi portò da sua mamma per conoscerla. Quella sera d'estate, i miei genitori la fecero sedere in giardino per parlare e cenare ,noi due seduti sul divano piccolo che tenevamo vicino alla cucina nel tinello approfittammo di un abbraccio di due minuti per paura di essere tristi, approfittai di baciarmi e rimasi più innamorata che potevo, credevo al principe azzurro, che era reale nelle favole. Però. a breve, avrei subito diverse angherie, la sua vera natura sarebbe emersa. Non lo faceva affatto notare, nascosto come il denaro in un cassetto, qualcosa che mi facesse illuminare la mente. Sul quadernetto blu con due penne lo invitavo a scrivere delle risposte a ciò che gli scrivevo e a un tratto scrisse «Lucia, sai, ho anche io ho miei lati cattivi?»
Presa dal mio amore per lui ancora di diciannove anni, risposi con tutta franchezza,
«No che dici, tu hai solo lati buoni, quali sarebbero scusa? Non mi fare preoccupare.»
«Li ho, poi li vedrai»
.I miei genitori forse sono stati più ingenui di me, ma non gliene faccio una colpa.
Ho ancora voglia di respirare la vita.
Non ho smesso di parlare da un giorno all'altro.
È successo a morsi.
La prima volta che ho detto no non mi va. Tu hai riso come se avessi fatto una battuta.
La seconda volta che ho spiegato perché mi aveva fatto male, una battuta tu hai risposto
Sei molto sensibile.
La terza volta ho già smesso di aprire bocca.
Ho capito che le parole, con te, diventano munizioni e io non volevo più fare la guerra
per essere ascoltata.
Così ho imparato a tenere tutto dentro.
L'hai chiamato maturità.
Io la chiamo sopravvivenza.