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Guerra in Ucraina, il conto salato per l'Italia: tre miliardi l'anno e il 57% non la vuole più

Guerra in Ucraina, il conto salato per l'Italia: tre miliardi l'anno e il 57% non la vuole più

cronaca
13 set 2026 5 min

267 miliardi buttati in tre anni, e la vittoria ancora non si vede. Se sommiamo tutto, non solo le bollette ma anche benzina e spesa, dal 24 febbraio 2022 a oggi una famiglia italiana ha pagato tra i 4.000 e i 5.000 euro in più a causa della guerra. L'Italia ha messo fino a 3 miliardi l'anno in armi per Kiev, l'Europa 62 miliardi, più degli Usa. Risultato? Il 57% degli italiani che tifava Ucraina nel 2022 ora è solo il 32%. Il Paese è stanco, non vuole più inviare armi e chiede una trattativa immediata.

Sono passati diversi anni, forse troppi da quel 24 febbraio 2022 quando la Russia invase l'Ucraina. Il mondo era provato ancora dall'esperienza Covid che ci aveva inchiodato in casa.

Sì, anni di guerra e 267 miliardi di euro di aiuti a Kiev. Un conto che ogni giorno pesa sulle famiglie italiane in modo vertiginoso. L'Italia ha messo tra i 2 e i 3 miliardi l'anno, l'Europa oltre 130 miliardi, e il sostegno degli italiani a questa guerra è crollato dal 57% del 2022 al 32% di oggi. Sono numeri impressionanti che hanno a che fare con il sostegno incondizionato dell'Europa a Kiev. Quanto ha dato l'Italia? Il numero ufficiale non esiste. L'unico dato certificato è del Kiel Institute: l'Italia ha inviato armi per 970 milioni di euro in cessioni dirette. Ma se si sommano contributi finanziari, aiuti umanitari, accoglienza profughi e quota nei fondi europei, la spesa sale a 2-3 miliardi l'anno. Gran parte passa da Bruxelles. L'Italia versa al Fondo Europeo per la Pace, che compra armi per Kiev: 461 milioni solo nel 2025 e circa 1,4 miliardi sul totale di 11,1 miliardi raccolti dall'Unione. A questo si aggiungono costi invisibili che pesano sempre sulle tasche dei contribuenti: voli cargo da Pratica di Mare a Rzeszow in Polonia per il supporto e la logistica nonché per il ripianamento delle scorte per le truppe impegnate al fronte. Poi c'è il conto pagato da tutti noi nel sostenere questa guerra che sembra essere più un nuovo e tragico Vietnam europeo più che una guerra lampo.

E questo è l'ennesimo tasto dolente. Nel 2022 ogni famiglia italiana ha speso 1.228 euro in più tra luce, gas e spesa a causa della guerra. Il gas è arrivato a oltre 300 euro a megawattora, dieci volte il valore pre-guerra. Ed era il ontano 2022, oggi i dati parlano anche di altri numeri. L'inflazione alimentare ha toccato il 12%, almeno secondo le stime, poi per chi va a fare la spesa ogni giorno sappiamo che i dati non sono poi così attendibili quando arriviamo alla cassa a pagare il magro bottino nel carrello. Prodotti che hanno toccato rincari di più del doppio di quanto dichiarato. A questa aggiungiamoci anche l'aumento delle accise per finanziare la spesa militare.

In soli tre anni a Kiev sono arrivati 267 miliardi di euro, di cui 62 miliardi solo in armi, 118 in aiuti finanziari per tenere in piedi lo Stato, 19 in aiuti umanitari. L'Ue da sola ha messo 62 miliardi, gli Stati Uniti ne hanno messi 64. La Germania ha contribuito per oltre 18 miliardi, Regno Unito 18,6, Paesi Bassi quasi 11. Altro dato che impressiona è legato alle commesse sugli armamenti.

La guerra ha fatto anche esplodere la spesa militare interna, soldi che ogni Stato investe per la propria sicurezza. Quello che è stato definito il riarmo. I 29 paesi europei della Nato nel 2024 hanno speso 559 miliardi di dollari. Nel 2014 solo tre paesi superavano il 2% del Pil in difesa, nel 2024 sono 23. La Polonia è al 4,13%, la Germania a 114 miliardi con +24% in un anno. L'Italia è ferma all'1,49%.

Questa guerra sembra non volerla più nessuno. Il consenso al sostegno all'Ucraina è passato dall'entusiasmo iniziale per l'invasione dell'Ucraina e la sua difesa fino alla stanchezza che sta logorando tutti a causa dei pesantissimi costi che gravano sulle famiglie italiane. Nel 2022 il 57% degli italiani era con l'Ucraina. Oggi solo il 32%. Lo dice Ipsos: il 57% oggi non sta né con la Russia né con l'Ucraina, era il 38% nel 2022. Chi tifa Mosca è fermo all'11%. Più nessuno sembra ormai credere in questa guerra che continua ogni giorno a mietere vittime a devastare territori e portare povertà ovunque. Cresce l'area grigia, quella di chi è stanco di crisi continue: pandemia, inflazione, energia, guerra, rincari esorbitanti. Dopo due anni di guerra, il 65% chiedeva che l'Europa lavorasse per una tregua e un negoziato, non per continuare a oltranza. Da guerra lampo a guerra di logoramento. Termini già conosciuti nella Prima Guerra Mondiale.

Tuttavia c'è sempre chi in una guerra fa affari d'oro. Montagne di soldi. L'affare delle armi è il vero business di tutta questa faccenda a discapito di persone, famiglie e territorio. Le cinque maggiori aziende di difesa europee hanno aumentato il fatturato del 22% dal 2022. In tutto questo scenario apocalittico l'Europa, per questioni geopolitiche miopi, ha sostituito il gas russo con Gnl Usa che costa il 40% in più con evidenti aggravi sulle tasche dei cittadini ormai strangolati dal carovita. Basti pensare che nel 2023 l'Ue ha speso 53 miliardi in più per la stessa quantità di gas del 2021.

Jean Paul Sartre diceva che «Quando i ricchi fanno la guerra, sono i poveri a morire» e così è, ogni giorno anche nella nostra Italia e nell'Europa traballante e moribonda. Si può morire in tanti modi. Chi se ne va per un proiettile o una bomba intelligente, chi per un drone teleguidato da chissà dove o per un attacco aereo ben organizzato da una portaerei al largo in mezzo ai mari. C'è chi, in questa guerra o in altre, muore anche di fame e di stenti. Morire non è però solo perdere la vita in modo così drammatico e disumano, ma anche vedersi sfilare ogni giorno il diritto alla vita con dei costi insostenibili. Sono un esempio il cibo, l'acqua, la sanità e il diritto alla salute, il costo dell'energia e della benzina che quotidianamente utilizziamo. Sì, non c'è dubbio. Morire è forse anche un pò questo, abbandonarsi a un destino sempre più incerto e meno sorridente.

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