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Perché leggere Montale oggi: il poeta che ci salva dal rumore

Perché leggere Montale oggi: il poeta che ci salva dal rumore

cronaca
23 set 2026 3 min
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In un mondo che urla, Montale sussurra e per questo è attuale. Davanti a fake news e felicità a tutti i costi, ci insegna tre cose urgenti: a dubitare di chi ha certezze assolute, a ritrovare le piccole cose come un limone e un muro d'orto, e a dare un nome al male di vivere senza nasconderlo.

Viviamo nel tempo del rumore. Notifiche, video infiniti, opinioni sparate a raffica, guru che ti spiegano la felicità in trenta secondi. Tutti hanno qualcosa da da dirci, da affermare. Ciascuno ha la ricetta giusta per questo o quello. Ogni modello trova sempre un suo epilogo, una sua logica conclusione, capace e competente. Tutti in questo mondo di certezze assolute tutti poi urlano. Tutti hanno risposte giuste per questa situazione o o quella. Per questo dobbiamo rileggere Eugenio Montale che è sempre più attuale. Perché lui sussurra, ci indica sottovoce una strada, semplice, chiara, immediata. C'è un'immagine che contiene tutta la sua lezione. Un muro basso d'orto, con cocci di bottiglia verdi in cima. Accanto, un albero di limoni. È l'inizio di Ossi di seppia del 1925, un'opera memorabile in pieno periodo fascista e con tutte le difficoltà del caso. Montale non ti porta sui grandi palcoscenici della storia, ti porta davanti a un muro, a pensare, riflettere. E ti dice: «Guarda qui, confrontati, non lasciare che tutta accada così, come se nulla fosse. La verità è qui accanto a te. Oggi questo insegnamento è più attuale che mai, per tre motivi.»

Il primo è che ci insegna a dubitare. «Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe.» Tradotto: non ho la verità assoluta, e chi dice di averla mente. In un tempo di fake news, di intelligenze artificiali che fabbricano video falsi in un secondo, di influencer che hanno la risposta a tutto, Montale è un vaccino. La sua poesia è fatta di sottrazioni, di ciò che non siamo e ciò che non vogliamo. Non aggiunge, toglie. E togliere, oggi, è un atto rivoluzionario in un mondo che moltiplica idee, notizie, news. Dubitare è l'unica forma di onestà rimasta che ci permette di essere e di restare umani.

Il secondo motivo è che ci insegna a vedere e a essere lungimiranti. Montale non canta eroi o grandi imprese. In Montale non si canta nulla di mitologico. Lui canta un limone, un'anguilla che risale i fiumi, una foglia d'edera, un merlo acquaiolo. Sì, le sue parole cantano la semplicità, il gesto semplice. Sono cose minime, ridotte al più intimo affare. Eppure, se le guardi davvero, contengono il mondo. È quella che chiamiamo pedagogia della lumaca: fermarsi quando tutto corre e godere di quella lentezza di cui spesso ne siamo privi. È lo stesso principio che raccontiamo in «Cento giorni insieme»: per educare non serve fare di più, serve esserci, presenziare, non lasciare che le cose avvengano senza la nostra presenza. Montale ci costringe a fermare lo scroll e a restare su un dettaglio. Oggi lo chiamano mindfulness. Lui lo chiamava poesia, un modo di esserci per non sbagliare mai..

Il terzo motivo è il più necessario. Montale ci dà il permesso di stare male. «Spesso il male di vivere ho incontrato. Lo scrive senza retorica. In un'epoca di positività tossica, dove devi essere sempre felice sempre e comunque, performante e sorridente, lui dice l'indicibile: si può soffrire, non esserci, mancare, non partecipare. L'assenza è un odo per presenziare Il dolore non è un fallimento, è parte del vivere. Nominarlo non ti affossa, ti libera, ti garantisce qualcosa di mai sperimentato. Leggere Montale oggi non serve per la maturità o per un altro esame da fare. Serve per respirare, per dare profondità e riflessione al pensiero, per esercitare la nostra presenza, tutto qui. Serve anche come onestà intellettuale a una figura che ha attraversato con difficoltà la su epoca..

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