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A man sitting on a bench enjoys a quiet moment by the water in a monochrome park setting.
Racconto della community Racconto contemporaneo

«Il consiglio del nonno»

4 settembre 2026
48 visite

Foto di Gabriel sanchez su Pexels

Cosa faccio seduto su una panchina del lungolago, a mezzanotte, coi vestiti tutti bagnati?
Era l’inizio dell’estate quando incontrai Giorgia: bionda, occhi azzurri, sorriso dolcissimo, fisico da modella ma, nonostante tutto, simpatica … Almeno all’inizio.
L’avevo conosciuta alla festa di compleanno di una mia cara amica, sul terrazzo di casa sua. Incrociai il suo sguardo e fui folgorato all’istante. Per fortuna Alessandra, la festeggiata, me la presentò perché probabilmente non sarei riuscito a fare il primo passo, visto la mia innata timidezza. Iniziammo a parlare dei nostri studi, delle nostre passioni. Aveva vent’anni, era in vacanza dai nonni, studiava psicologia e amava le canzoni italiane, ma le piaceva ballare al ritmo della musica degli anni 80 … E, soprattutto, era libera! Non c’era un fidanzato, non c’era un amico particolare, non aveva una cotta per qualcuno … libera! Come libero ero io!
Ero al settimo cielo perché avevamo praticamente gli stessi interessi e speravo di fare breccia nel suo cuore.
Da quella volta, ci frequentammo praticamente tutti i giorni, se non era il pomeriggio, era la sera, in spiaggia oppure per una passeggiata. Finalmente arrivò anche il primo bacio, bello, romantico come solo un chiaro di luna specchiata nel lago sa dare… Quanto mi piaceva! Lei era ancora più bella, abbronzata, gli occhi le risaltavano ancora di più sul suo viso dolce. Io che non mi consideravo un adone, non riuscivo a spiegarmi come lei, la ragazza più bella che avessi mai conosciuto, mi aveva baciato.
Una sera dopo averla lasciata, stavo salendo sulla mia auto, quando sentii una voce:
“Giovanotto, lasciala perdere …”
Mi voltai e trovai un uomo anziano, seduto su una vecchia sedia, con un sigaro consumato tenuto a lato di un ghigno sarcastico; chiesi quasi scocciato:
“E perché mai dovrei lasciar perdere Giorgia?”
“E’ mia nipote, la conosco bene e i ragazzi li illude tutti. Non sperare troppo perché quella sparirà prima ancora che tu te ne accorga! … Buonanotte giovanotto!” ridendo sotto i folti baffi.
Non potevo credere a quelle parole o, meglio, non volevo credere perché lei per me era perfetta e, tutto quello che facevamo insieme, era perfetto. Certo non eravamo andati più in là del bacio, però, non tutte le ragazze erano così disinibite come quelle dei racconti dei miei amici! Questi si vantavano delle loro conquiste con cui facevano numeri da film… Prove, comunque, non ne avevo mai avute.
Per me non era solo una conquista o il classico “filarino” estivo perché mi stavo realmente innamorando di lei. Non era la prima cotta, però per Giorgia sentivo di provare qualcosa che, giorno dopo giorno, diventava sempre più serio. E’ vero, lei a volte sembrava la ragazza più disponibile e innamorata, altre volte era lontana e non voleva nemmeno essere abbracciata, ma il cuore mi suggeriva di andare avanti.
Mi decisi una sera a farle una sorpresa: una serenata con la sua canzone preferita.
Avevo preparato la base musicale masterizzata su un cd e mi ero studiato le parole a memoria. Avevo provato e riprovato ed ero fiducioso per un esito positivo, nonostante non avessi una voce molto intonata.
La suonai una prima volta, niente. Alla seconda, a metà circa, si aprì una finestra: era lei?... Finalmente si era accorta … ma …
“BASTA CON QUESTA NOIA” urlò un cavernicolo tutto abbronzato con tanto di canotta e pelo folto del petto ben in vista.
Con lo sguardo ancora rivolto al cielo, notai sul davanzale della finestra un secchio che l’uomo girò verso il basso. Vidi partire una cascata (e sperai fosse solo acqua) che mi raggiunse dopo qualche secondo. Rimasi impietrito (era solo acqua, grazie a Dio!) deluso, sconsolato e amareggiato.
“Te l’avevo detto, giovanotto – era il nonno di Giorgia – Mia nipote è partita questa mattina e scommetto che non ti ha nemmeno salutato!”
Lo guardai triste, non tanto per la figura che avevo appena fatto, quanto per il comportamento di lei. Riuscii solo a pronunciare un timido “Grazie” e lui mi salutò scuotendo la testa.
Camminai fino ad una panchina imprecando contro chi mi aveva preso in giro, maledicendola, augurandole tutto il male che stavo provando in quel momento.
Era la nostra panchina dove spesso chiudevamo le nostre serate, abbracciati, e quando mi sentivo la persona più felice del mondo.
Immerso in questi pensieri, ricordai le giornate passate con lei e ad un tratto cominciai a ridere…sono stato proprio uno stupido ma, forse, tutti gli innamorati sono stupidi e poco razionali.
Ridevo e guardavo la luna che pareva volesse abbracciarmi per consolarmi.
La prossima volta ascolterò i consigli dei nonni, l’esperienza, dicono, insegna.

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Commenti 1

Gianmarco Dosselli
Intensa narrazione di carattere sentimentale. In quella che doveva essere una storia d'amore, è accaduto che Giorgia sia partita senza salutarlo. Il giovane accetta amaramente la delusione, consapevole di essere stato tratto in inganno da un'illusione. Rivolgo i miei complimenti all'autore dell'opera.