Il Théâtre de l'Illusion era un polveroso teatro di periferia, un labirinto di drappeggi e segreti sussurrati. Colette era la giovane stella: un caschetto nerissimo e labbra rosso fuoco, capace di restare immobile in scena come una statua, mentre la scenografia cambiava.
Quella sera era in cartellone "Montagne segrete"; il fondale era una catena montuosa dall'aspetto freddo e lunare. Colette, seduta su una roccia di cartapesta, indossava un abito rosso che lasciava scoperte braccia e gambe: simbolo di libertà in un mondo oscuro.
Lucien, attrezzista tuttofare, era un giovane alto e magro, con i capelli corvini lisciati all'indietro; perdutamente innamorato, la osservava sempre dalle quinte.
A dirigere il teatro c'era Monsieur Bidon. Con una pancia da beone che strabordava dal gilet e un paio di baffoni perennemente impomatati, aveva riscattato quel bugigattolo con la speranza di arrivare al successo. Era anche un uomo geloso e possessivo: non ammetteva contatti tra attori e personale. Non aveva mire romantiche su Colette, ma la considerava la sua gallina dalle uova d'oro; con lei, sarebbe arrivato sulle prime pagine dei giornali.
Mentre sistemava la scenografia, Lucien notò un taglio netto proprio all'altezza del volto di Colette; era quasi invisibile, soprattutto con le luci e le ombre del palcoscenico. In quel taglio, vide l'occasione perfetta per rivelarsi a Colette, la quale nutriva per lui forse più di una simpatia. Lo spettacolo ebbe inizio: tra il viavai degli attori in scena, Colette restava immobile come una statua, catturando lo sguardo del pubblico. Quando la musica divenne più cupa e inquieta, Lucien, arrampicato dietro il fondale, sporse il viso attraverso il taglio, con precisione millimetrica.
Tra le luci soffuse e il pulviscolo nell'aria, la testa di Lucien sembrò fluttuare nel vuoto. Nulla del suo corpo era visibile e l'illusione fu totale: un volto sospeso, privo del suo corpo che pareva sussurrare parole alla ‘statua’. Dalla platea l'effetto fu sconvolgente. Colette sentì un ‘oooh’ corale montare dalla sala, ma non si mosse e rimase nella sua posa: seduta, gli occhi chiusi e il capo appena reclinato di lato. Lucien, a pochi centimetri da lei, colse l'attimo fuggente: si sporse e le rubò un bacio.
Lei ne sentì il calore e ricambiò quel bacio ribelle, rubato alla censura, alle regole e all'occhio vigile di Bidon. Dalla prima fila un vecchio critico d'arte, miope e claudicante, scattò in piedi applaudendo fragorosamente: 'Incredibile! Un prodigio! Bravi!' Il resto della sala lo seguì: chi applaudì all'ingegno teatrale, chi si spaventò alla vista del volto senza corpo, chi si scandalizzò per l'impudenza del bacio.
Al sentire quel tumulto, Lucien ritrasse subito la testa e scivolò giù dalla scaletta, fuggendo un attimo prima che Monsieur Bidon, che già sbraitava dietro le quinte, gli mettesse le mani al collo.
Lo spettacolo si concluse e il mattino seguente i giornali non parlavano che del Théâtre de l'Illusion. I titoli erano trionfanti: L’illusione della testa senza corpo!, La testa che baciò la statua!, Lo scandalo che incanta Parigi!
Intervistato da decine di giornalisti, Monsieur Bidon si gonfiò come un pavone. Dichiarò che il trucco della testa era stato una sua idea che per il momento non avrebbe replicato data la sua complessità. In realtà non aveva idea di come ripetere l'inganno poiché, in tutto quel trambusto, nessuno aveva capito nulla; in più, Lucien era sparito con la sua splendida Colette.
Erano scappati dal retro del teatro, correndo verso il lungo Senna, ridendo come matti sotto una pioggia sottile che faceva brillare, nel riflesso dei marciapiedi, le luci dei lampioni. Colette e Lucien svanirono nell'oscurità, lasciandosi alle spalle il teatro, Monsieur Bidon e ogni finta illusione, pronti a vivere la loro realtà.
Ogni inizio fa paura: insegnare a scrivere partendo dall'incipit
di Margherita Corradin