Ogni anno leggo molti libri, tanti davvero. Le preferenze nelle mie scelte di acquisto oscillano da autori di nicchia fino ad arrivare a quelli un pochino più blasonati e conosciuti nel panorama italiano e non solo. Scrivendo e pubblicando poi, ricerco testi anche per case editrici, magari quelle indipendenti e poco affermate. Spesso mi ritrovo a visionare i loro cataloghi online con gustose prelibatezze prossime all'uscita. I volumi da leggere li scelgo spesso per il titolo che hanno, per la copertina e la grafica, ma anche per l'odore che sprigionano quando li prendi tra le mani per la prima volta oppure per l'impaginazione, la leggibilità dei font. Certo, piccoli criteri che rientrano del mondo personale. Sì, questi sono i miei più sinceri elementi di valutazione verso un testo. Ultimamente, negli ultimi mesi, come genere letterario, mi sto concentrando molto sui racconti, oggi testi poco amati, secondo gli editori, dal grande pubblico. Personalmente li trovo invece piuttosto affascinanti, simili a una seduzione continua, diretta, chiara, continuativa. Brevi e immediati, ce ne sono di tutti i tipi. Personaggi piatti o a tutto tondo vivono in poche pagine e la capacità di trovare un intreccio degno di nota non è poi così facile in uno spazio così ristretto fra sequenze descrittive o narrative, fra un discorso diretto legato o un indiretto libero. Tuttavia, dopo questa breve premessa sul mio impegno attuale, volevo svelare ai mei lettori un piccolo aneddoto che mi è capitato proprio di recente, settimana scorsa per la precisione. Negli ultimi tempi ho seguito il premio Strega e quanto accaduto in merito alle dichiarazioni di Michele Mari a proposito di Michela Murgia. Come scrittrice non la conosco così bene, ma le poco carine dichiarazioni di Mari mi hanno riattivato la curiosità di conoscerla meglio, soprattutto il suo ultimo lavoro e i suoi ultimi periodi. Infatti, con questa spinta propulsiva, quando sono andato in aeroporto per andare a prendere il volo che mi avrebbe portato da mia figlia in Germania per i campionati d'Europa di ciclismo, sono andato a ricercarla sugli scaffali. Un paio di quei libri li avevo già a casa, mentre uno, «Ricordatemi come vi pare» non lo conoscevo proprio. Dopo una rapida lettura alla quarta e aver sbirciato l'indice ho scoperto piacevolmente che quel testo è in realtà è un insieme di parti, una serie di frammenti, di dichiarazioni, una specie di intervista a ruota libera che include frammenti fra i più diversi, quasi fossero dei rapidi racconti. Un unico e piccolo problema però mi si è presentato davanti. Per uno scaramantico come me, acquistare un libro con quel titolo prima di un decollo per la Germania non mi è parso proprio il caso. Al rientro però, stessa libreria e stesso libro. Appuntamento e impegno mantenuto. Ecco, forse adesso posso dire che, in qualche modo, Michele Mari mi ha indicato una rotta da seguire chiamata Michela Murgia, i suoi testi e il suo pensiero. Probabilmente è la prima volta che leggo un testo spinto da quella curiosità generata da un'offesa a una persona prematuramente scomparsa. Grazie per l'indicazione che mi ha offerto inconsapevolmente caro Michele Mari, di meglio non avrei saputo fare nelle scelte. Chiaramente vi aggiornerò appena finito di leggere il testo.
«Gabriele d'Annunzio e quell'amor di patria»
di Stefano De Vecchi