L'aria stava puzzando di asfalto bagnato, di fumo di sigarette da quattro soldi e immondizia lasciata a marcire sotto i salici ma anche quando Michele signor C. decise una buona volta di smetterla di oziare al pub, per quel cane lebbroso del suo vicino di casa non c’era forse proprio più nulla da fare.I palazzacci grigi stagliavano le loro ombre sinistre contro un cielo colore della liscivia, mentre la nebbia fitta inghiottiva i lampioni fiacchi della periferia milanese anche quando il responsabile del turno di notte stava camminando lascivo sopra le grate di areazione di alcuni condotti.In quella terra di nessuno abbandonata a se stessa si muoveva una banda di rcojoni alla quale qualcuno aveva pensato bene di buttargliela al culo senza neppure concederle la cortesia di menarselo anche soltanto per un attimo.Se ne stava andando in giro con delle mazze da baseball in legno scheggiato cercando soltanto il rumore del disastro avanzando lungo i marciapiedi deserti come un branco di lupi affamati di sudicie patatine demmerda e di mozziconi raccolti da terra. Il primo fendente demolì la vetrina di una merceria che si frantumò in mille e mille pezzi dopo una serie interminabile di colpi ma non trovando neppure quel gran bel cazzone che je avrebbe sfonnato er culo, le mazzate si abbatterono sui parabrezza delle auto parcheggiate lungo tutta via Lessona.Mister X stava seguendo imperturbabile le loro ombre ma quella banda di mocciosi sghignazzò forte e con una ferocia primitiva, sputando per terra quando vide un furgone andare completamente a fuoco e si mise spalle al muro per godersi ancora meglio quel cazzo di delirio demmerda.Nel frattempo, nel cuore di quella così tanto pacata e vita di periferia, stava strisciando l’ombra decisamente più inquietante e maleodorante di un tizio con addosso un impermeabile giallo limone e visicdo come il vomito.Stava pedalando a bordo di una vecchia e scassata bicicletta che cigolava a ogni giro di pedale ma sebbene la pioggia non riuscisse a cavargli via neppure un ragno dalle orbite vuote, il suo puzzo di fogna e sventura lo aveva addosso come un profumo che lasciava scie in ogni dove.Sotto il cappuccio non si intravvedeva un gran bel cazzo di niente ma anche quando passò sotto le telecamere di videosorveglianza di un vecchio negozio abbandonato lui andò dritto verso quella banca posta all’angolo con via Trilussa.Stallonarono là davanti due vigilantes privati che proprio in quel frangente stavano fumando nervosamente delle sigarette senza filtro forse anche per ingannare la noia del turno di notte.Senza proferire una sola parola, il tizio con l’impermeabile giallo scese lentamente dalla bicicletta, cacciò fuori una pistola rutilante e sparò un colpo secco alla testa del primo vigilante, che crollò al suolo manco fosse stato un sacco di patate.Subito dopo fu quindi la volta del collega ma prima di morire impiccato al lampione prò a scambiare due parole di gratitudine e riguardo con quel tale ma vedendolo immobile come la pelle del pirla durante il riposino pomeridiano, tentò di tirare fuori il portafogli.L’uomo stramazzò sul marciapiede come un cojone der cazzo tingendo di un rosso denso il cemento grigio ma sebbene i gatti con il loro miagolio distopico e discontinuo stessero soreggiando qualcosa da quella pozza di sangue, arrivarono poco dopo sul posto quei malandrini dalle facce di cazzo.Il tizio con l'impermeabile giallo se ne andò via quasi di volata anche perché quel gruppo di ragazzini stavano attirando per i suoi gusti anche fin troppa attenzione,In quel preciso istante le sirene della polizia però squarciarono il silenzio di una Quarto Oggiaro che stava seppur lentamente a rompersi il cazzo e allora qualcuno cominciò a uscire da casa e a riversarsi sui marciapiedi.Qualcuno aveva il numero di telefono diretto del commissario Drosti che arrivò sul posto forse anche un pochino controvoglia dopo pochi minuti con le ruote della volante che striderono sull’asfalto bagnato e viscido di benzina.Chi era alla guida però andò un po’ troppo lungo centrando in pieno quei cazzo di maranza da quattro soldi che soltanto la morte prima di lui era forse in grado di portarsi via, lontano, fuori dai coglioni.Il commissario Drosti scese dall'auto pronto di già a fare fuoco anche quando la sua attenzione venne catturata da una scena assurda e allucinante che si stava consumando a pochi metri da lui.Un cojone der cazzo era pure lui come quei tanti altri che da quelle parti abitavano ma nonostante il suo outfit pezzente e puzzolente fosse comunque conosciuto da tutti con il nome di Mister X, si stava trovando proprio là in mezzo alla strada.Mister X aveva afferrato per le braccia una povera vecia che stava passando per caso da quelle parti e dopo avere preso a sbaciucchiarla violentemente sul tutto quanto i viso, blaterando frasi senza senso e blasfemie, manifestò l'intenzione evidente pure di fare di lei tutto ciò avrebbe voluto.Mister X tirò fuori la sua così tanto enorme bega e cominciò a rotearla e a sbatterla sue chiappone di quella povera vecchietta che si stava facendo sempre più arzilla anche perché a quello là je pareva che fosse da un gran bel pezzo che non ne vedeva uno così grosso.Il buon gusto di quel tizio con l'impermeabile giallo venne improvvisamente a galla però in tutta la sua misericordia rimanendo offeso e disgustato sebbene avesse appena ammazzato un paio di persone soltanto perché non gli avevano fatto gli auguri di Natale.Il commissario Drosti, accecato dalla bizzarria e dalla gravità immediata di quel comportamento molesto, ignorò i cadaveri dei vigilantes ma se il tizio in bicicletta stava scattando delle fotografie al panoramaa tutto quantom, si avventò su Mister X, bloccandogli le mani dietro la schiena.Approfittando della confusione e dell'errore grossolano del commissario, il tizio con l'impermeabile giallo riprese a pedalare nel buio, scomparendo tra i viali maleodoranti di Quarto Oggiaro sebbene i ragazzini stringessero ancora le loro mazze, pronti a ricominciare a spaccare tutto
«Gabriele d'Annunzio e quell'amor di patria»
di Stefano De Vecchi