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Mysterious cabin surrounded by foggy forest, captured in atmospheric black and white.
Racconto della community Racconto horror

«Abisso infernale»

17 agosto 2026
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Foto di Fidan Nazim qizi su Pexels

Un racconto inquietante che ci riporta a immagini sorprendenti con mostri e con situazioni di tensione con un uomo e una donna alle prese con questi esseri deformi. Protagonista è Tommaso Rivelli, disegnatore e artista.

Non avrebbe dovuto farlo, non immaginava che sarebbe finita così. La situazione gli era sfuggita di mano, stava per morire anche lui.
Tommaso Rivelli era un noto disegnatore di fumetti, lavorava con la Horror Publishing, una casa editrice che pubblicava libri e riviste a fumetti horror.
Le sue tavole erano apprezzate in tutto il mondo, i suoi fan impazzivano per i suoi inquietanti disegni così ricchi di particolari.
L’editore era entusiasta dell’inaspettato successo, le vendite del suo primo albo a fumetti erano altissime e questo grazie anche a lui che aveva dimostrato grandi capacità nel disegno. Il suo primo fumetto horror era diventato internazionale.
La carriera di Tommaso Rivelli stava per decollare.
Dopo la separazione con la sua ex moglie e molti anni passati senza un lavoro decente aveva ricominciato a scrivere e disegnare.
Tutto andava bene anche dopo aver conosciuto la sua nuova fiamma, Diana Petrella, una grafica pubblicitaria di successo.
Con lei aveva acquistato una casa in una zona di montagna circondata dal bosco a due chilometri dalla città.
Da allora aveva cominciato a elaborare un nuovo stile di disegno più dettagliato cominciando a preparare un portfolio con le sue migliori tavole.
Tommaso decise allora di andare a bussare la porta di alcune case editrici, molte non erano interessate al genere che lui trattava, ma la Horror Publishing si era mostrata interessata ai suoi lavori proponendogli un contratto editoriale esclusivo.
La prima pubblicazione con la casa editrice ebbe grande riscontro di pubblico, il suo primo fumetto horror riuscì a vendere migliaia di copie in poco tempo.
La sua compagna Diana era molto felice per lui, la Horror Publishing lo pagava bene e insieme al suo lavoro di grafica potevano pagare le spese per la baita.
Anche l’editore era soddisfatto del lavoro di Tommaso, i suoi fumetti vendevano molto ed erano primi in classifica in tutti gli shop online.
In varie interviste radiofoniche e televisive i giornalisti chiesero al fumettista quale fosse il segreto nel disegnare creature così realistiche e mostruose.
«I miei disegni sono così realistici perché faccio uso di riferimenti fotografici» - disse Tommaso - «E poi applico un costante esercizio nel disegno anatomico».
In tanti gli avevano rivolto questa domanda, persino Diana nonostante lo conoscesse da anni continuava ancora a meravigliarsi del realismo fotografico dei suoi disegni.
Le creature che disegnava sembravano uscire dal foglio.
Ma nessuno conosceva la verità.
Ogni professionista aveva un suo metodo per disegnare al meglio i suoi fumetti.
Eppure un trucco c’era, qualcosa che nessuno di loro poteva immaginare, perché nessuno gli avrebbe creduto.
Gli avrebbero dato del pazzo, forse se avessero saputo la verità sarebbe finito dritto in un manicomio.
Tutto cominciò quel maledetto venerdì di Agosto quando Diana partì per un impegno di lavoro fuori città.
Tommaso aveva approfittato per restare a casa nel suo studio, aveva una consegna da rispettare e ancora molte tavole da finire per la fine del mese.
Gli serviva l’ispirazione giusta e rovistò tra i vecchi fumetti della sua libreria a parete nella cantina al piano di sotto.
Fu in quel momento che scoprì un robusto lucchetto fissato a quello che sembrava il bordo di una porta di legno nascosta sul muro.
Quando lui e Diana erano traslocati in quella casa non avevano fatto caso a questo particolare, e nel sistemare i mobili avevano piazzato la libreria proprio sopra quella porta di legno mimetizzata.
Il vecchio proprietario, un certo Paolo Barisotti, non aveva fatto nemmeno cenno a quella porta con lucchetto nascosta in cantina.
In ogni caso Tommaso e Diana non si erano mai accorti del lucchetto che sporgeva perché la casa era stata ritinteggiata e il pezzo metallico era stato nascosto dentro una grande scatola di derivazione per l’impianto elettrico.
«E’ possibile che appoggiando la libreria alla parete abbiamo urtato contro la scatola di derivazione e questa si sia spaccata lasciando scoperto così il lucchetto » - pensò Tommaso.
«In questo caso allora se la mia riflessione è corretta, dovrei trovare pezzi della scatola sul pavimento.» - concluse.
Tommaso si abbassò a guardare sul pavimento della cantina in cerca di qualche pezzo della scatola di derivazione e…bingo!
I frantumi erano lì da chissà quanto tempo. Le domande si affollano nella testa di Tommaso: perché il signor Barisotti aveva taciuto questo particolare?
Cosa c’era dietro quella porta di legno mimetizzata dalla vernice?
Perché era stata chiusa con quel grande lucchetto?
Non perse tempo e spostò con cautela la libreria di lato in modo da poter passare dietro.
Tastò con le dita la parete e notò le imperfezioni del legno che si differenziavano dal cemento liscio della parete, ma era tutto ben mimetizzato dalla vernice color nocciola.
Solo ora riusciva a vedere chiaramente il lucchetto arrugginito che spuntava dal bordo, aveva bisogno di una torcia e di qualcosa con cui tagliare il lucchetto.
Cercò in giro per casa trovando il necessario: usò una robusta ascia per spezzare il lucchetto, colpì un pò e alla fine cedette.
La porta non aveva maniglia, spinse con un piede di porco e riuscì finalmente ad aprire. Una grande nuvola di polvere lo travolse, Tommaso tossì d’istinto.
Un odore di marcio e muffa gli arrivò alle narici, accese la torcia.
La luce illuminò delle vecchie scale di pietra che scendevano verso il basso, ma non riuscì a vederne la fine.
Tommaso prese coraggio ed entrò, con cautela scese i gradini di pietra orientandosi con la luce della torcia.
Non ricordava quanti gradini aveva fatto ma sembrarono interminabili. Alla fine di questi finalmente toccò terra e quello che vide fu qualcosa di spettacolare: tutta la zona circostante era fatta di roccia, da lì cominciava una serie di cunicoli.
Camminò per un bel pezzo in mezzo a quelle gallerie rocciose quando cominciò a sentire dei rumori provenire da una zona più distante.
Si fermò perché si accorse di trovarsi sopra un dirupo, cominciò a notare delle luci in lontananza e spense la torcia.
La luce proveniva da un foro nella parte superiore del sotterraneo, evidentemente quell’area in qualche modo era collegata con il bosco esterno, il sole penetrava all’interno di quell’anfratto.
Sotto il dirupo sentì dei movimenti, si nascose dietro una roccia.
Quello che Tommaso vide lo lasciò a bocca aperta: delle strane bestie circolavano liberamente lì sotto, uscivano ed entravano da quei cunicoli.
Quelle strane creature vivevano in quel luogo.
« Ma cos’è questo posto?» - pensò Tommaso.
Ne aveva contate circa una ventina di quelle creature, ma potevano essere di più, lì sotto aveva visto almeno una cinquantina di grotte.
Che diavolo ci faceva questa specie di luogo sotterraneo sotto la loro casa?
Chi erano quei mostri? Da dove venivano? Perché il signor Barisotti gli aveva venduto una casa che era l’anticamera dell’inferno?
Troppe domande cui non sapeva dare risposta. Forse il signor Barisotti era all’oscuro di tutto ciò, o magari sapeva tutto e aveva qualche macabro interesse.
E se Diana avesse scoperto questa cosa come l’avrebbe presa?
Con il piede urtò alcune piccole pietre che caddero giù sbriciolandosi, un gruppo di quelle abnormi creature alzò lo sguardo.
Tommaso visibilmente impaurito e sudato si appiattì dietro un pezzo di roccia per evitare di farsi vedere.
Cinque di quelle deformità si mossero verso la parte superiore del dirupo dove era nascosto Tommaso.
Prima di salire annusarono la terra, poi decisero di tornare indietro.
Tommaso non voleva rimanere un minuto di più, si girò per scappare via con il dubbio che una di quelle creature potesse averlo visto.
Corse velocemente attraverso quei cunicoli umidi e arrivò alla base dei gradini di pietra cominciando a risalirli.
Una volta tornato in superficie richiuse la porta di legno con forza.
Il lucchetto era ormai spezzato e temporaneamente appoggiò la libreria sopra la porta, con il peso non si sarebbe aperta.
Chissà quali aberranti scherzi della natura potevano risalire da quel maledetto sotterraneo infernale.
Tommaso si fermò per un attimo a riflettere, uscì dalla cantina e salì in cucina per bere un bicchiere di acqua fresca, il terrore gli aveva azzerato la saliva.
Uscì un po’ sulla veranda, doveva schiarirsi le idee.
«Un momento» - pensò Tommaso - «E se sfrutto questa cosa in mio favore?»
Poteva farlo, ma non era una decisione facile, per quanto incosciente era probabile che fosse andata bene, ma poteva anche finire male.
Quello di cui Tommaso era sicuro è che la sua casa si trovava sopra una grande e profonda voragine (non sapeva quanti metri sottoterra) che brulicava di schifose e repellenti mostruosità.
«E se uso questi mostri come documentazione per i miei disegni?» - pensò Tommaso - «Posso fotografarli e usare le loro foto per realizzare le mie tavole, così avranno un realismo fantastico! Farò un lavoro eccezionale e l’editore non si accorgerà di niente!»
Quello che pensava di fare poteva funzionare, ma le schifose creature che albergavano sotto la sua baita non erano i classici modelli delle accademie d’arte, avevano tentacoli, fisici giganteschi e zanne acuminate.
Non era una passeggiata, e poteva essere pericoloso anche per Diana.
Stava rischiando grosso ma voleva tentare.
Doveva sbrigarsi. Non aveva intenzione di restare in quella casa dopo la terribile scoperta, e non sapeva come affrontare l’argomento con Diana al suo ritorno.
Sarebbe stato difficile farle credere tutta quella storia, se avrebbe visto anche lei con i suoi occhi l’orrore che si nascondeva lì sotto avrebbe cambiato idea.
Forse non gli avrebbe mai detto nulla, doveva rimanere un segreto anche per il suo editore, sempre che fosse rimasto vivo.
Rimase ancora un po’ in veranda ad annusare l’odore dell’estate, le cicale frinivano e faceva un caldo da impazzire.
Diana sarebbe tornata tra altri cinque giorni, un grosso cliente le aveva chiesto di creare una campagna pubblicitaria ad hoc e sarebbe servita quasi una settimana per finire tutto il lavoro, salvo cambi di programma.
Tommaso aveva tutto il tempo necessario per preparare il suo lavoro sfruttando quelle mostruosità come modelli per i suoi disegni, aveva solo bisogno della sua macchina fotografica Reflex.
Quella notte non riuscì a dormire, faceva troppo caldo e l’idea di quella voragine piena di minacciose creature sotto casa lo teneva in un continuo stato di agitazione.

***

Il giorno dopo era pronto per cominciare.
Dopo un pasto veloce raccolse tutto l’occorrente per disegnare, la sua Reflex, una grande torcia e infilò tutto dentro uno zaino.
Aveva trovato anche un nuovo lucchetto che poteva usare per serrare la robusta porta di legno in cantina.
Si era rivelato un pessimo affare l’acquisto di quella casa nel bosco, il signor Barisotti l’aveva truffato.
Si sarebbe rivolto ad un avvocato, ma cosa avrebbe raccontato all’avvocato?
Che la casa era stata costruita sopra una voragine rocciosa? Una specie di sotterraneo pieno di cunicoli e grotte dove vivevano nel buio orrende creature?
Forse quelle “cose” là sotto erano alieni, o forse erano mostri dell’inferno.
Si decise a scendere, spostò la libreria in cantina e aprì la porta di legno mimetizzata nella parete.
La solita puzza gli arrivo alle narici, forse era il fetore nauseabondo dello sterco di quei mostri?
Scese le scale di pietra facendosi strada con la torcia, lì sotto era buio e umido, doveva stare attento a dove metteva i piedi.
Con il terrore in gola arrivò sul dirupo, sotto di esso c’era la vasta zona rocciosa formata dalle grotte.
Si era nascosto in un anfratto di pietra preparando la macchina Reflex.
Con la luce del sole che filtrava da alcune aperture sul soffitto roccioso riusciva a vedere le grotte.
Da quel lato vedeva bene il movimento sottostante: da alcune grotte vide uscire dei giganteschi millepiedi che lasciavano delle scie bavose al loro passaggio, da altre grossi orripilanti insetti delle dimensioni di un essere umano.
Sembrava un formicaio gigante, scattò le prime fotografie con la Reflex.
Quello che più lo spaventò era ciò che vide dopo: da altre grotte più grandi uscirono delle creature enormi, erano alte almeno due metri e cinquanta, con fisici deformi, grande massa muscolare, occhi grandi, zanne e tentacoli appuntiti al posto delle braccia. Scattò con la sua macchina digitale.
I giganteschi mostri si mossero velocemente arrampicandosi sulle rocce, stavano cercando di raggiungere i grossi insetti. Tommaso aveva già capito cosa stava per succedere.
Gli insettoni avendo avvertito il pericolo corsero per rintanarsi alle loro grotte ma non fecero in tempo che un gruppo di creature li raggiunse.
Quei mostri deformi avevano fame. In poco tempo le gigantesche creature catturarono i grossi millepiedi e gli insetti colpendoli con i loro tentacoli acuminati.
Squartarono i loro corpi membranosi e cominciarono a nutrirsi delle loro frattaglie liquide.
Il suono raccapricciante delle mandibole che masticavano e succhiavano i liquidi dei cadaveri degli insettoni riecheggiò per tutte le pareti.
A Tommaso venne l’impulso di vomitare, ma si trattenne.
Fu in quel momento che il cellulare alla sua tasca cominciò a squillare.
Per la fretta si era dimenticato di inserire la modalità “vibrazione”.
Era Diana. Non poteva risponderle ora, si trovava nel bel mezzo di una voragine buia piena di mostri.
Dovette spegnere il dispositivo, l’avrebbe richiamata lui dopo.
Si rese conto di aver commesso un errore, la suoneria ad alto volume del cellulare aveva destato l’attenzione di quelle bestie.
Un gruppo di creature alzò lo sguardo con la bocca ancora sporca di frattaglie, annusavano l’aria.
Qualcuna di loro si mosse cominciando ad arrampicarsi sulle rocce.
Stavano muovendosi nella sua direzione, Tommaso si spostò da dove si trovava e cominciò a correre.
Con la fronte piena di sudore attraversò i cunicoli umidi di quel sotterraneo.
Cominciava a sentire gli strani versi gutturali di quei mostri alle sue spalle, avvertiva i loro pesanti passi sul terreno e altri suoni. Forse quello che sentiva era il rumore dei loro artigli che sfregavano sulle pareti rocciose.
Riuscì a salire le scale in fretta aiutandosi con la luce della torcia, i lamenti di quelle orribili creature erano più lontani, forse si erano fermati.
Era riuscito a seminarli, se l’era vista davvero brutta.
Richiuse con decisione la porta di legno pesante e mise il lucchetto, appoggiò infine la libreria.
Ora che era rientrato a casa si sentiva meglio, ma non si sentiva affatto bene dopo aver assistito all’orrore che c’era laggiù.
E non si sentiva affatto sicuro… e se quelle maledette “cose” fossero riuscite a salire in superficie?
Gli salì un brivido gelido lungo la schiena.

***

Richiamò Diana al cellulare.
«Per quale motivo non hai risposto al telefono, Tommaso?» - chiese preoccupata la donna.
«Mi ero dimenticato come al solito di caricare il telefonino amore, l’ho messo ora un po’ in carica. Quando torni?» - rispose Tommaso.
Diana gli disse che insieme al suo cliente era riuscita a chiudere in giornata l’incarico che le avevano assegnato e sarebbe stata di ritorno per la sera.
Tommaso fu contento della notizia e le disse che l’aspettava a braccia aperte.
Scaricò tutte le foto della Reflex sul suo computer e si accorse di avere per le mani roba forte. Ingrandì con lo zoom alcuni dettagli delle foto e provò repulsione, che diavolo erano quelle “cose”? C’era qualcosa di vagamente umano nelle gigantesche creature con i tentacoli, sembrava che fossero una sorta di mutanti.
Cominciò ad abbozzare a matita un po’ di personaggi con quelle foto e ne uscì fuori un buon lavoro.
Scrisse allora un soggetto creando così una storia costruita intorno a quei personaggi mostruosi. Mandò tutto per email all’editore della Horror Publishing per avere una prima impressione sul nuovo progetto e sullo stile grafico.
Dopo nemmeno un’ora l’editore lo chiamò per complimentarsi sul materiale inviato, dicendogli che aveva fatto vedere il progetto al supervisore.
Il responsabile aveva approvato l’idea e rimase molto impressionato del lavoro di Tommaso.
L’editore lasciò così carta bianca a Tommaso sul progetto e gli disse di cominciare subito a lavorare alle nuove tavole. Gli disse inoltre che gli avrebbe subito inviato il contratto di lavoro e un acconto sulle prime tavole realizzate.
Tommaso non poteva aspettarsi di meglio, l’idea di fotografare quei mostri si era dimostrata vincente.
Avrebbe detto a Diana del nuovo contratto di lavoro con la casa editrice, ma al momento non avrebbe detto una parola sull’orrore che albergava sotto la loro casa.
Quando Diana tornò a casa l’abbracciò forte. Lei gli chiese se andava tutto bene e la rassicurò con la notizia del nuovo contratto con la casa editrice.
Le si stampò un grande sorriso sul volto e lo baciò. Era la prima volta che Tommaso mentiva alla sua compagna, ma non le avrebbe mentito per sempre.
Voleva solo avere un po’ di gloria, l’editore era entusiasta delle sue nuove tavole e Tommaso non voleva perdere quel momento magico.
Appena Tommaso pubblicò il suo primo fumetto con la Horror Publishing le vendite delle copie andarono alle stelle.
L’editore dovette ristampare gli albi varie volte perché andarono esauriti in poco tempo.
Diana era strafelice del successo di Tommaso, non poteva chiedere di meglio.
Ma ancora non sapeva la parte “scomoda” della storia.
Qualche giorno dopo Diana si era beccata l’influenza e dovette stare a letto a riposare.
Tommaso era dovuto andare in città, voleva farsi prescrivere dal dottore un farmaco per l’influenza della sua compagna.
Al pensiero di lasciarla sola in casa gli si rivoltò lo stomaco.
Doveva sbrigarsi, aveva paura che potesse succederle qualcosa di brutto.
Fu in quelle ore di convalescenza a letto che Diana sentì gli strani rumori.
Non riusciva a capire cosa fossero i suoni che aveva sentito alle pareti, aveva subito associato quei forti colpi ad un terremoto.
Ma non era un terremoto. Era come se qualcosa di grosso stesse spingendo dentro le mura, da dove proveniva il rumore?
Diana tese l’orecchio e si accorse che i colpi provenivano dalla cantina. Si sentiva debole per l’influenza ma si alzò lo stesso per andare a vedere.
Sulle gambe tremanti scese al piano inferiore dove Tommaso teneva i suoi fumetti e tutto il materiale.
Un altro forte colpo scosse tutta la parete della cantina e da una libreria caddero alcuni volumi. Si avvicinò a quella libreria e guardò per un attimo dietro, le era parso che il movimento sussultorio venisse da quella parte.
Uno strano verso gutturale arrivò da dietro la parete. Diana malferma sulle gambe arretrò di qualche passo, cominciava ad avere paura.
Il successivo colpo scosse l’intero muro, la libreria rovinò pesantemente sul pavimento facendo cadere lunghe pile di fumetti e cartelline piene di fogli.
La caduta della libreria provocò una nuvola di polvere e Diana tossì inciampando sul pavimento freddo della cantina.
Un po’ di polvere le era finita negli occhi e non riusciva a vedere bene, se li strofinò un po’.
Quando Diana li riaprì vide un’apertura sul muro dove prima c’era la libreria, ma sul pavimento vide anche una porta di legno divelta. Era la prima volta che vedeva quella porta, non sapeva dell’esistenza di una porta di legno dietro quella libreria in cantina.
Ma non la rassicurò quello che sentì e vide dopo, e aveva capito cosa aveva buttato giù la porta e la libreria.
Un essere mastodontico alto almeno due metri stava per oltrepassare il buco nella parete della cantina e fissò incuriosito la donna che tentava di rialzarsi.
Il mostro aveva il corpo pieno di pustole, il viso deforme e una bocca bavosa con grandi zanne. Le gambe erano simili a quelle di un enorme cane, al posto delle braccia aveva lunghi tentacoli con pungiglioni acuminati.
Alla vista di quell’essere abominevole Diana lanciò un urlo e corse veloce sulle scale per salire al piano superiore, ma la sua corsa terminò ancor prima di iniziare.
La gigantesca creatura mosse qualche passo in avanti e allungò un corposo tentacolo verso la donna. Il mostro strinse la donna in una morsa e la avvicinò a lui.
Diana continuò a gridare, la creatura avvicinò la sua testa deforme e la annusò per un attimo. Poi si allontanò verso l’apertura sulla parete che portava alla voragine portando la donna con sé.

***

Tommaso aveva incontrato un po’ di traffico sulla strada verso casa e rientrò mezz’ora dopo la cattura di Diana.
Quando finalmente arrivò in camera da letto dove sperava di trovarla, il sudore freddo gli pervase la schiena.
La chiamò in ogni stanza ma non la trovò. Aveva una brutta sensazione, doveva controllare in cantina.
Quando scese al piano inferiore vide quello che temeva: Diana aveva scoperto la porta di legno segreta, la sua libreria era stata rovesciata.
Ma quello che più lo fece stare male era vedere la porta scardinata.
“Qualcosa” era entrato in casa, una di quelle schifose bestie aveva buttato giù la porta ed era riuscito ad entrare. E Diana era scomparsa.
Avvertì un nodo alla gola quando vide le sue ciabatte ai bordi di quella porta infernale. Poteva già essere morta, oppure faceva ancora in tempo a salvarla.
Si rese conto troppo tardi di aver sbagliato tutto.
Aveva sfruttato quella situazione solo per salvaguardare il suo lavoro, per farsi bello agli occhi degli altri, per avere gloria e soldi. E stava pagando tutto questo a caro prezzo.
Quei bastardi deformi avevano preso Diana. Recuperò il suo fucile da caccia e lo caricò a pallettoni. Fissò una torcia ad un piccolo elmetto da lavoro.
Non aveva possibilità contro quei mostri, ma doveva trovare la sua compagna.
Imbracciò il fucile e scese giù per le scale buie di quel sotterraneo, la luce sul copricapo lo aiutava a scrutare in quell’oscurità.
Aveva come l’impressione che i mostri si fossero arrabbiati, forse non avrebbe mai dovuto violare il loro habitat. Mentre avanzava sentiva i loro versi animaleschi, sembravano in agitazione.
Da alcuni angoli rocciosi vide delle piccole creature che lo guardavano con curiosità. Sparò un paio di colpi verso l’alto per spaventarli e scomparvero.
Quando arrivò alla cima del grande dirupo guardò la scena sottostante. Era arrivato troppo tardi. Lì sotto aveva visto una trentina di creature in cerchio, si erano radunati.
Era una fottuta carneficina, Diana era ormai spacciata.
Macellata e divorata da quelle “cose” ripugnanti.
Tommaso sparò un colpo in aria per richiamare la loro attenzione. Le creature che stavano assistendo al banchetto di sangue con il corpo dilaniato della donna si accorsero dell’uomo e cominciarono a muoversi verso di lui, gli altri non staccarono le fauci dal cadavere di Diana continuando a spolparla.
Tommaso continuò a sparare colpi in tutte le direzioni riuscendo a uccidere con i pallettoni alcuni di loro.
Il sotterraneo riverberò delle loro grida, suoni che facevano accapponare la pelle.
Una di quelle possenti creature afferrò da dietro Tommaso e lo scaraventò giù oltre il dirupo gettandolo in mezzo alle altre creature.
Nella caduta Tommaso perse il fucile e si ruppe una gamba. Ma quello era il minimo.
Il suo elmetto con torcia volò via e l’oscurità avvolse la voragine.
Intravedeva appena i mostri che si muovevano attorno a lui, non lontano da lui intravedeva la carcassa di Diana.
Non avrebbe dovuto farlo, non immaginava che sarebbe finita così. La situazione gli era sfuggita di mano, stava per morire anche lui.
Ne era consapevole e mille pensieri affollarono la sua testa.
Aveva voluto scoperchiare il vaso di Pandora e ora ne stava pagando le conseguenze.
Il successo e i soldi non valevano la loro morte, aveva messo la loro vita in pericolo.
Diana non meritava tutto questo.
Perché aveva dovuto stuzzicare il can che dorme?
Tommaso aveva voluto fare il furbo e il bugiardo con tutti. E ora stava per pagare il conto con gli interessi.
Si sentì sollevare per le braccia da due di quelle creature in attesa di qualcosa.
Gridò con tutto il fiato che aveva in gola in cerca di aiuto, ma era tutto inutile.
Quella casa nel bosco era ad almeno due chilometri dal centro abitato, e in quella zona nessuno poteva sentirli.
Da una grande grotta uscì strisciando una grossa orrenda creatura che sembrava la fusione tra un essere umano e un millepiedi gigante. Ma non aveva nulla di umano.
Era parecchio disgustoso, il suo corpo era ricoperto di bava. Nella parte inferiore aveva una serie di zampette simili a quelle di un millepiedi, poteva essere lungo almeno otto o nove metri.
I mostri gettarono Tommaso al cospetto del gigantesco uomo-millepiedi.
L’uomo cercò inutilmente di allontanarsi, i mostri lo circondarono.
L’orrendo uomo-millepiedi aprì la sua enorme pancia. Da questa uscì un enorme, lunga e viscida lingua che afferrò l’uomo per una gamba.
Tutto successe in pochi minuti: Tommaso venne risucchiato dentro l’enorme pancia bavosa dell’uomo-millepiedi.
Il disegnatore di fumetti vide scorrere tutta la sua vita in pochi secondi.
Gli acidi dello stomaco del grosso uomo-millepiedi corrosero il corpo di Tommaso. La gigantesca creatura inghiottì l’uomo masticandolo lentamente.
In casa il telefono fisso squillò varie volte a vuoto.
Era l’editore della Horror Publishing. Lasciò un messaggio in segreteria.
«Pronto, Tommaso? Ci sei? Maledizione rispondi! Che cazzo di fine hai fatto?» - urlò la voce all’altro capo del telefono.
Poi aggiunse: «I mostri ti hanno mangiato? Ah ah ah! Dai, richiamami che dobbiamo preparare qualcosa di nuovo!»
Ma Tommaso ormai non poteva più rispondere.

***

Quando Paolo Barisotti arrivò il giorno dopo alla baita di Tommaso e Diana era tardo pomeriggio.
Barisotti aveva vissuto in quella casa isolata nel bosco solo per alcuni mesi, ma l’aveva quasi da subito messa in vendita. Fino a quando non aveva trovato in Tommaso e Diana i perfetti acquirenti.
Con la sua ditta edile aveva costruito quella graziosa casa, era il suo sogno. Ma si era rivelato ben presto un incubo.
Quella dannata “porta” fu la sua rovina.
Se la trovò improvvisamente nella sua cantina, e nel suo progetto originale non c’era quella maledetta porta di legno. Era un maleficio.
Forse aveva edificato la sua casa su un terreno maledetto.
Quando scoprì che dietro quella porta si nascondeva una voragine con orrori mai visti apparsi dal nulla la sbarrò con un robusto lucchetto.
Aveva piazzato un piccolo microchip sulla porta che mandava impulsi ad un app sul suo telefonino, e ogni volta che questa veniva aperta riceveva una notifica sul telefonino.
Da quando si era insediata quella coppia di creativi il suo cellulare ricevette vari messaggi, la porta era stata aperta varie volte.
Oppure quelle bestie del male erano entrate. Ma non voleva scoprirlo.
Quello che intuiva era che Tommaso Rivelli e Diana Petrella erano morti.
Avrebbe dovuto distruggere quella casa tempo fa, ma aveva bisogno di soldi e aveva venduto loro la sua costruzione nuova di zecca a un prezzo davvero stracciato.
Aveva ridipinto quella “porta” con vernice fresca nascondendo il lucchetto dentro una scatola di derivazione. Una trappola mortale ad opera d’arte.
Tutto doveva sembrare a posto. Ma ora non aveva più importanza.
Con alcuni collaboratori fidati aveva cosparso l’abitazione di benzina e aveva dato fuoco.
Vide le fiamme divampare provocando un fumo nero, ci fu un esplosione che distrusse ogni centimetro della casa.
Non fu sicuro se così facendo era riuscito a distruggere quella voragine dell’orrore con tutte le sue creature.
Mentre andava via con il suo furgone gli era parso di sentire le urla disperate di quei mostri.
«Bruciate figli di puttana!» - disse a voce alta Barisotti.
Con la coda dell’occhio vide la grande nuvola di fumo nero che arrivava in cielo.
Il segreto del talento di Tommaso Rivelli era morto con lui insieme alla fine di quel luogo maledetto.

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