Palazzo Minerva
Ha visto che bello?! Han tolto tutte le bici e le moto dal cortile e hanno messo giù sti bei tavoloni che
c’è posto per tutti. Ognuno porta una sedia e via! In fondo c’è anche un lenzuolo con la scritta “PINA
100”. Che la Pina sarei io , Giuseppina Bisigato, da Treviso, che faccio cento anni e da ottanta anni vivo qui,
nel palazzo Minerva.
Il mio povero Agostino è stato portiere dal ’45, quando siamo venuti, fino a che non se n’è andato, per
via di tutte le sigarette che fumava. Così ho preso io il suo camice grigio e la portiera son diventata io.
Il cappello no. Quello non l’ho mai voluto mettere.
Eravamo venuti a Milano subito dopo la guerra .Ne ho vista passare di gente qui dentro. I primi erano
brianzoli, e parlavano tutti in dialetto; solo qualche veneto , come noi, ma sempre del Nord, s’intende.
Eravamo tutti di noi insomma, anche se coi veneti un po' c’era da discutere perché parlavano solo il
loro dialetto e io li capivo ma gli altri mica sempre….
E per un po' è andata avanti così. Tutti a lavorare e faticare che c’era da ricostruire l’Italia.. Poi un
giorno s’è arrivato il Scognamiglio. Un “terrone” di Napoli.
Non si offende mica, vero? Che non vuol mica dire niente; solo che è gente che viene da giù.
Poi c’è stata la famiglia Spanò i primi siciliani. La mamma sembrava uscita dal film, quelli sui minatori;
tutta nera con lo scialle in testa e non si capiva un’ostrica quando parlava.
Prima non li voleva nessuno; ma poi un po' alla volta si è visto che, come in tutte le cose ci sono le
bestie buone e quelle cattive anche fra loro.
E i buoni erano tanti e dopo qualche anno erano più milanesi degli altri
Poi è arrivato l’ Ergon , dall’Albania, che il mio povero Agostino c’era stato in Albania nel ‘40, ma non
voleva mai parlarne e infatti non glielo ha mai detto.
E poi è arrivata la Fatima, dal Marocco.
Parlava un italiano buffo , che si capiva ma faceva un po' ridere. E ha cominciato ad aiutarmi; portava
la posta su ai piani più alti, lavava le scale, che io dopo una certa età non ce l’ho più fatta. E insomma
quando io ho smesso è diventata lei portiera e lavascale del palazzo , e io son contenta che lavora
bene ed è sempre allegra.
E oggi siamo tutti qui , seduti al tavolo , a festeggiare in tutte le lingue del modo i miei 100 anni. Guarda
un po' che faccia che c’ha qual Mohamed lì. E Che bella che l’è la piccolina dei filippini, che non so
neanche come si chiama.
E son contenta di avere cento anni.
Mi dispiace solo una cosa, che fra un pò me ne andrò e non potrò vedere quelli nuovi che verranno al
Palazzo Minerva. Facce strane, lingue strane, da tutti i posti, dall’Australia o dalle Hawaii. O dal polo
Sud….
Ma che lei sappia, ci vive qualcuno al Polo sud
«Gabriele d'Annunzio e quell'amor di patria»
di Stefano De Vecchi