Lei. Sempre la stessa.
Tornava nello stesso posto, come se aspettasse qualcosa che sapeva non sarebbe mai arrivato.
Stessa ora, stesso tavolino. Tra le dita stringeva un amaro al bergamotto, dal profumo fresco e agrumato. Il lampione investiva il suo viso con una luce quasi accecante, ostinata, incapace di concedere tregua ai ricordi.
Roberta trascorreva ogni estate a Pietrapaola Marina, un piccolo borgo affacciato sulla costa ionica calabrese.
Non era il mare a richiamarla.
Era la Festa dell'Ospite.
Ogni 14 agosto, dopo la funzione religiosa, Piazza De Mundo si riempiva di musica, risate e persone arrivate da ogni parte per vivere la serata più attesa dell'estate.
Le luci dei palchi, il profumo del mare, le voci che si mescolavano alle note dei concerti e l'attesa dei fuochi d'artificio rendevano quella notte diversa da tutte le altre.
Poi arrivava la mezzanotte.
Il cielo si accendeva con cascate di colori. Il fragore dei fuochi si rifletteva sull'acqua e illuminava i volti di chi, con gli occhi rivolti verso l'alto, sembrava dimenticare ogni pensiero.
Roberta aveva sempre amato quello spettacolo.
Alcuni anni prima, sotto quel cielo, era accaduto qualcosa che aveva cambiato la sua vita.
Mentre tutti erano rapiti dallo spettacolo, Roberta avvertì gli occhi di un giovane uomo posarsi su di lei.
I loro sguardi si incrociarono più volte e, senza sapere perché, quella presenza non la lasciò indifferente.
Quando l'ultimo fuoco si spense e il cielo tornò buio, la folla esplose in un lungo applauso.
«Bellissimo, vero?»
Roberta annuì.
«Sì... ogni anno sembra la prima volta.»
«Allora non sei una turista.»
«No. Vengo qui ogni estate.»
Lui stava per aggiungere qualcosa, ma un gruppo di ragazzi si avvicinò chiamandolo per nome. Nello stesso momento un'amica raggiunse Roberta e la prese sottobraccio.
Si salutarono con un semplice cenno del capo.
Roberta si lasciò trascinare via, ma prima gli concesse un'ultima occhiata. Lo vide sparire tra la gente che si disperdeva.
«Chi era?» chiese l'amica con aria maliziosa.
Roberta scrollò le spalle.
«Non lo so.»
«E allora perché lo guardavi così?»
Lei non riuscì a nascondere il sorriso.
«Forse perché mi sembrava di conoscerlo da sempre.»
Quella notte faticò ad addormentarsi.
Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva il riflesso dei fuochi sul mare e quel ragazzo dagli occhi chiari che, per pochi minuti, era riuscito a farle dimenticare tutto il resto.
L’indomani il sole era già alto quando Roberta uscì di casa.
L'aria profumava di salsedine e di cornetti appena sfornati. Percorse la strada verso il piccolo bar sul lungomare, dove si fermava quasi ogni mattina per fare colazione.
Entrò, salutò il proprietario e si avvicinò al bancone.
«Un cappuccino e un cornetto alla crema, grazie.»
Mentre aspettava, si voltò verso la sala.
Seduto vicino alla vetrata c'era lui.
Aveva una tazzina di caffè davanti e un libro aperto sul tavolo.
Chiuse il libro e si alzò.
«Posso?»
«Certo.»
Poco dopo erano seduti uno di fronte all'altra.
«I fuochi erano ancora più belli di come li ricordavo.»
«Anche per me. E ogni anno penso la stessa cosa.»
«Quindi vieni davvero qui ogni estate.»
«Da quando ero bambina. I miei nonni avevano una casa e la tradizione è rimasta.»
«Anch'io trascorrevo le vacanze qui da piccolo.»
Il cameriere appoggiò sul tavolo il cappuccino e il cornetto.
«Io, comunque, sono Andrea.»
«Roberta.»
Si strinsero la mano.
«Piacere... ufficialmente.»
«Era ora.»
Roberta guardò l’orologio.
«È già così tardi?»
Si alzarono dal tavolo.
Fuori, il lungomare era ormai animato dalle persone che passeggiavano.
«Che programmi hai per oggi?» chiese Andrea.
«Credo che passerò la giornata in spiaggia. Tu?»
«Anch'io.»
«Allora magari ci rivediamo.»
Si salutarono senza aggiungere altro.
Il giorno successivo Roberta era seduta sulla spiaggia a leggere quando vide Andrea arrivare lungo il bagnasciuga.
Questa volta non ci fu la sorpresa della prima sera. Solo il piacere di rivedersi.
«Inizio a pensare che questo posto ci stia mettendo lo zampino» disse lui.
«Oppure frequentiamo semplicemente gli stessi posti.»
Andrea si sedette accanto a lei e continuarono a parlare.
Poco distante, una barca solcava il mare calmo, lasciando dietro di sé una lunga scia bianca.
«Sai cosa mi è sempre piaciuto? Andare in barca. Stare lontano dalla confusione, sentire solo il rumore del mare e del vento.»
«Pensavo di essere una delle poche persone a cui piace più il mare aperto della spiaggia.»
«Domani dovrebbe essere una giornata perfetta. Poco vento e mare tranquillo.»
«Hai già un'idea?»
«Pensavo di noleggiare una barca per qualche ora. Ci sono alcuni posti lungo la costa che dalla spiaggia non si possono vedere.»
«Mi piacerebbe.»
«Allora domani mattina?»
«Domani mattina.»
Il mattino seguente Roberta si svegliò prima del solito.
Aprì le persiane e lasciò entrare la luce.
Dalla cucina arrivava il profumo del caffè.
Sistemò la borsa con un asciugamano, il costume, una bottiglia d'acqua e un libro. Poi aggiunse la crema solare e due panini che aveva preparato la sera prima.
Prima di uscire controllò il telefono.
Nessun messaggio.
«Calma» disse tra sé.
Quando arrivò sul lungomare, Andrea era già lì.
Appoggiato alla ringhiera, con gli occhiali da sole e una maglietta chiara, teneva in mano due bicchieri di caffè.
«Buongiorno.»
Le porse uno dei bicchieri.
«Ho pensato che ne avresti avuto bisogno.»
Roberta lo prese.
«E la barca?»
«È lì.»
Era una piccola imbarcazione bianca, semplice ma ben tenuta. Aveva già portato a bordo alcune cose.
«Prima di partire» disse, «controlliamo ancora una volta le previsioni.»
«Vento debole. Mare tranquillo.»
«Mi piace.»
«Allora siamo pronti.»
Salirono a bordo.
Il motore si accese con un rumore sommesso e, lentamente, lasciarono il molo.
Pietrapaola cominciò ad allontanarsi.
Le case apparivano più piccole, raccolte una accanto all'altra, mentre la costa si allungava davanti a loro.
«È bellissimo.»
«Aspetta di vedere più avanti.»
Il vento le accarezzava il viso portando con sé l'odore del mare.
Dopo circa mezz'ora Andrea rallentò.
«Vedi quella?»
Indicò una piccola insenatura tra le rocce.
«La caletta?»
«Quella.»
«Sembra meravigliosa.»
Andrea si avvicinò alla costa e spense il motore.
Si sentivano soltanto il rumore delle onde contro lo scafo e il vento leggero.
Roberta si tolse i sandali e si tuffò.
L'acqua era fresca e limpida.
«Vieni!»
«Arrivo.»
Poco dopo erano entrambi in acqua.
Nuotarono fino alla piccola spiaggia e rimasero per un po' distesi sulla sabbia calda.
«Sai che potrei abituarmi a giornate così?»
«Anch'io.»
«Ti posso fare una domanda?»
«Certo.»
«Perché sei tornato qui quest'estate?»
Andrea rimase in silenzio per qualche istante.
«Credo di averne bisogno.»
«Per cosa?»
«Per ricordarmi chi ero prima che tutto diventasse complicato.»
«Credo sia arrivato il momento di tornare alla barca.»
«Perché?»
«Ho una cosa da mostrarti.»
Tornarono verso l'imbarcazione camminando nell'acqua bassa.
Quando salirono a bordo, Andrea le porse un asciugamano.
«Asciugati. E non guardare.»
Sentì dei movimenti alle sue spalle. Poi arrivò fino a lei un profumo che non aveva nulla a che vedere con il semplice pranzo che si era immaginata.
«Posso guardare?»
«Adesso sì.»
Sul piccolo tavolo della barca Andrea aveva preparato un vero pranzo: una tovaglia chiara, due piatti, bicchieri, una bottiglia di vino bianco tenuta al fresco e un cestino con pane, pomodori, mozzarella, olive e alcune specialità locali.
Al centro aveva sistemato anche un piccolo vaso improvvisato con qualche fiore di campo.
«Hai preparato tutto questo?»
Andrea fece spallucce.
«Avevo pensato che una giornata così meritasse qualcosa di più di due panini.»
Roberta si avvicinò al tavolino.
«È perfetto.»
«Allora siediti.»
Roberta si sedette di fronte a lui.
Il pranzo trascorse accompagnato dal rumore del mare e dal leggero movimento della barca.
Parlarono delle loro estati da bambini, dei posti che avrebbero voluto vedere e delle cose che amavano.
Brindarono al loro incontro.
Dopo pranzo Andrea raccolse i piatti.
«Non dovevi fare tutto questo.»
«Lo so. Volevo vederti felice.»
«Ci sei riuscito.»
Tornò a sedersi accanto a lei.
Non c'era quasi più spazio tra loro.
«Andrea.»
«Sì?»
«Ho paura di abituarmi.»
«A cosa?»
«A questo.»
Indicò la caletta, la barca, il mare intorno a loro.
«A te.»
Si avvicinarono piano.
Il loro primo bacio fu semplice, lento, senza bisogno di dimostrare niente.
«Allora facciamo una promessa.»
«Quale?»
«Ogni estate torneremo qui.»
Da qualche parte, lungo quella costa, c'era una piccola caletta nascosta tra le rocce che, da quel giorno, avrebbe avuto un significato diverso.
Era il loro posto.
Andrea riaccese il motore e lasciò la caletta.
Roberta rimase seduta a prua, con i capelli umidi e la pelle ancora calda.
«Ci torneremo?»
«Te l'ho promesso.»
Il sole scendeva verso l'orizzonte e il cielo si tingeva di rosa, arancio e rosso.
Andrea rallentò.
«È stupendo.»
«Sì.»
Ma sembrava più interessato a lei che al tramonto.
Il resto del viaggio trascorse senza fretta.
Quando Pietrapaola ricomparve davanti a loro, il paese era immerso nella luce calda della sera. Dal lungomare arrivavano voci e musica lontana.
Andrea riportò la barca al piccolo molo.
Una volta arrivati, Roberta prese la sua borsa.
«Grazie. Per oggi.»
«Io devo ringraziare te.»
«Perché?»
«Per essere venuta.»
«Non era solo una gita in barca.»
Poi sembrò ricordarsi qualcosa.
«Stasera c'è una festa in spiaggia.»
«Una festa?»
«Con alcuni amici. Falò, musica, qualcuno che suona la chitarra, qualcosa da mangiare...»
«Sei invitata.»
«A che ora?»
«Verso le nove. Sulla spiaggia, oltre il lungomare.»
«Va bene. Verrò.»
Quando Roberta arrivò sulla spiaggia, la festa era già cominciata.
Le luci appese tra i pali di legno rischiaravano la sabbia. Poco più avanti, un piccolo gruppo di ragazzi suonava vicino a un falò.
La musica si mescolava alle voci, alle risate e al rumore delle onde.
Roberta si fermò per qualche istante, lasciandosi avvolgere dall'atmosfera.
Aveva indossato un vestito leggero che il vento faceva ondeggiare appena.
Cercò Andrea.
Lo vide dall'altra parte della spiaggia.
Stava parlando con alcuni amici, ma si accorse di lei quasi subito.
Le prese delicatamente una mano e la condusse verso il gruppo.
«Lei è Roberta.»
Un ragazzo dai capelli scuri la salutò.
«Finalmente conosciamo la famosa Roberta.»
La serata trascorse con una leggerezza che Roberta non ricordava di aver provato da tempo.
C'erano focacce, olive e altri prodotti locali. Il falò continuava a bruciare, mentre la musica cambiava.
A volte partiva una canzone conosciuta e tutti cominciavano a cantare.
A un certo punto Andrea indicò la battigia.
«Ti va di fare due passi?»
«Volentieri.»
Lasciarono la festa alle loro spalle.
Camminarono lasciando impronte sulla sabbia umida.
Si tolsero le scarpe ed entrarono nell'acqua fino alle caviglie.
Era fresca.
Andrea le prese una mano.
«Domani vuoi tornare alla caletta?»
«Va bene.»
«Allora è deciso.»
«E stavolta niente pranzo a sorpresa.»
«Vedremo.»
Tornarono verso la festa.
Quella sera Roberta non avrebbe saputo dire quale fosse stato il momento più bello.
Il falò.
La musica.
La passeggiata sulla spiaggia.
O forse semplicemente il modo in cui Andrea riusciva a farla sentire importante anche in mezzo agli altri.
Nei giorni successivi si vedevano quasi ogni giorno.
A volte si incontravano al bar per una colazione veloce, altre passavano qualche ora in spiaggia.
Una sera andarono a prendere un gelato sul lungomare e si trattennero fino a tardi.
Roberta si era accorta di aspettare quei momenti più di quanto volesse ammettere.
Un mattino Andrea le chiese:
«Domani sei libera?»
«Perché?»
«Ti va di tornare alla caletta?»
La mattina dopo Roberta si svegliò presto. Preparò la borsa e uscì.
La barca li aspettava.
Roberta si sedette a prua, lasciando che il vento le accarezzasse il viso.
Cominciarono a navigare.
Andrea si accorse che il mare stava cambiando.
Le onde erano diventate più alte.
Le nuvole si erano addensate e la barca iniziava a muoversi con maggiore difficoltà.
La caletta era ancora lontana.
Passarono altri minuti.
Il vento aumentò.
La barca cominciò a beccheggiare.
Roberta si aggrappò al bordo.
«Andrea.»
«Sono qui.»
«Forse dovremmo tornare.»
Girò la barca.
Proprio in quel momento una raffica colpì l'imbarcazione.
Un'onda si sollevò davanti a loro.
Andrea cercò di affrontarla con la prua.
L’imbarcazione salì e ricadde pesantemente.
Roberta perse l'equilibrio.
«Andrea!»
«Tieniti!»
La barca si inclinò.
Andrea cercò di correggere la traiettoria.
«Roberta, non muoverti!»
Lei lo guardò terrorizzata.
«Andrea!»
Poi sentì un colpo violentissimo.
L'imbarcazione venne spinta di lato.
«Andrea!»
Cercò di afferrarsi al bordo, ma una seconda onda colpì la barca.
Il suo corpo si sollevò.
Poi sparì.
«ANDREA!»
Roberta si gettò verso il bordo.
L'acqua era diventata una massa scura e furiosa.
Lui provò a rispondere, ma un'onda si richiuse sopra di lui.
«Dammi la mano!»
Per un attimo sembrò riuscire a raggiungerla.
Le loro dita quasi si toccarono.
Poi il mare li separò.
«ANDREA!»
La barca continuava a essere trascinata dalle onde.
Roberta piangeva e urlava il suo nome, cercando disperatamente di scorgerlo tra la schiuma.
«Andrea! Andrea!»
Nessuna risposta.
Solo il rumore del mare.
Quando finalmente la barca riuscì ad avvicinarsi alla costa, Roberta era sconvolta.
Appena raggiunse la riva, cadde sulla sabbia.
I soccorsi arrivarono poco dopo.
Le autorità furono allertate e iniziarono le ricerche, ma il mare era ancora troppo agitato per operare in sicurezza nella zona in cui Andrea era scomparso.
Roberta rimase lì fino a quando fu costretta ad allontanarsi.
Quella notte non dormì.
All'alba la tempesta era passata.
Le ricerche ripresero.
Le imbarcazioni della Guardia Costiera perlustrarono il tratto di mare, controllando le insenature, la costa e le zone vicine agli scogli.
Roberta rimase sulla riva.
Aspettava.
Passò il primo giorno.
Poi il secondo.
Poi il terzo.
Le ricerche continuarono ancora, ma di Andrea non c'era traccia.
Il mare, ormai calmo, sembrava quasi prendersi gioco di lei.
La superficie era liscia e le onde arrivavano dolcemente sulla spiaggia.
Dopo diversi giorni, le ricerche furono progressivamente ridotte.
Non era stato trovato alcun corpo e non c'erano più elementi per proseguirle.
Andrea venne dichiarato morto.
Roberta non pianse.
Non disse nulla.
Continuò a fissare il mare.
Morto.
Non aveva avuto un addio.
Si incamminò esausta verso il paese.
Aveva bisogno di parlare con la famiglia di Andrea.
La casa dei suoi genitori si trovava poco distante dal centro.
Arrivata davanti al cancello, trovò il coraggio di bussare.
Fu sua madre ad aprire.
Aveva gli occhi gonfi e il viso stanco.
Roberta abbassò lo sguardo.
«Mi dispiace.»
La donna aprì il cancello.
«Entra.»
Sul mobile dell'ingresso c'erano alcune fotografie.
In una Andrea era ancora bambino. In un'altra era adolescente, con un sorriso enorme e i capelli scompigliati.
Roberta riconobbe subito quel sorriso.
Era lo stesso che aveva visto sulla spiaggia.
La madre di Andrea le prese una mano.
«Grazie.»
«Per cosa?»
«Per essere stata con lui.»
Gli occhi di Roberta si riempirono di lacrime.
«Avrei dovuto salvarlo.»
La donna strinse più forte la sua mano.
«No.»
«Io ero lì.»
«Lo so.»
«L'ho visto cadere.»
La voce le si spezzò.
«Ho cercato di prendergli la mano. Ci ho provato, ma...»
Non riuscì a finire.
La madre di Andrea la abbracciò.
«La caletta.»
Roberta sollevò lo sguardo.
«Quella di cui mi aveva parlato?»
«Sì.»
«Perché?»
«Perché era importante per lui.»
«Non dimenticarla.»
Roberta non rispose.
Uscì dalla casa e richiuse il cancello.
Quella sera prese una decisione.
Sarebbe tornata ogni 14 agosto.
Avrebbe rivisto i fuochi, ascoltato il mare e raggiunto ancora una volta la loro caletta.
Non sapeva ancora che quella promessa, nata in un pomeriggio d'estate, avrebbe accompagnato tutta la sua vita.
Roberta tornò a Milano.
Riprese il lavoro, le abitudini, gli incontri con gli amici.
Provò a vivere come prima.
Ma niente era più come prima.
All'inizio cercò di convincersi che avrebbe dimenticato.
Si buttò nel lavoro, accettò inviti che prima avrebbe rifiutato e cercò persino di conoscere altre persone.
Ma ogni volta che qualcuno si avvicinava troppo, qualcosa dentro di lei si chiudeva.
Non era pronta.
Forse non lo sarebbe mai stata.
Passarono gli anni.
Roberta aveva imparato a convivere con l'assenza di Andrea.
Una sera, mentre era seduta al solito tavolino, un uomo anziano si avvicinò.
Era uno dei pescatori del paese.
Roberta lo conosceva di vista, come quasi tutti a Pietrapaola.
«Posso sedermi?»
Roberta indicò la sedia di fronte.
«Certo.»
«Sei tu Roberta, vero?»
«Sì.»
«Quella che era sulla barca con Andrea.»
«Non so se dovrei raccontarti una cosa.»
«Che cosa?»
L'uomo esitò.
«Anni fa, poco dopo l'incidente, sentii parlare di un uomo trovato sulla costa.»
Le dita di Roberta si strinsero intorno al bicchiere.
«Un uomo?»
«Sì.»
«Dove?»
«Molto più a sud. Dall'altra parte della costa.»
«E cosa gli era successo?»
«Era ferito e privo di sensi. Lo avevano trovato alcuni pescatori.»
«E poi?»
«Fu portato via dai soccorsi.»
Roberta lo fissò.
«Ma perché me lo stai dicendo adesso?»
«Perché all'epoca nessuno sapeva chi fosse.»
«Non aveva documenti. E pare che non ricordasse nulla.»
«Nulla?»
«Come fai a sapere queste cose?»
«Un mio conoscente era uno dei pescatori che lo trovò.»
Roberta sentì il cuore accelerare.
«E che fine ha fatto quell'uomo?»
«Questo non lo so.»
«Quando è successo?»
L'uomo pronunciò una data.
Era la stessa settimana in cui Andrea era scomparso.
«Sei sicuro?»
«Perché non ne ha mai parlato nessuno?»
«Perché nessuno aveva motivo di pensare che potesse essere Andrea.»
L'uomo esitò ancora.
«Ma c'è una cosa che forse dovresti sapere.»
«Cosa?»
«Quell'uomo aveva una piccola cicatrice sopra il sopracciglio sinistro.»
Roberta sentì mancarle il respiro.
Conosceva quella cicatrice.
Andrea l'aveva da quando era bambino. Una volta le aveva raccontato di essersela procurata cadendo dalla bicicletta.
«Dove posso trovare questa persona?»
«Non lo so.»
Roberta si alzò.
«Devo scoprirlo.»
«E se fosse lui?»
Quella notte rimase sveglia fino all'alba, cercando qualsiasi informazione riuscisse a trovare.
Chiamò.
Roberta non riuscì a parlare.
Quella voce.
La stessa voce che avrebbe riconosciuto tra mille.
«Pronto?»
«Andrea.»
Silenzio.
«Chi parla?»
«Sono io.»
Poi una voce tremante.
«Roberta?»
Lei chiuse gli occhi.
«Sì.»
«Dove sei?»
«A Pietrapaola.»
Una pausa.
«Io arrivo.»
Il giorno dopo Roberta aspettò sul lungomare.
Nel tardo pomeriggio lo vide.
Erano passati anni.
Ma quando si trovarono davanti l’uno all’altra, Roberta provò la stessa emozione di allora.
Quando furono abbastanza vicini, lui si fermò.
«Sei davvero tu.»
«Sì.»
«Ho pensato a te per tutti questi anni.»
«Io ti ho aspettato.»
«Per molto tempo non ricordavo niente. Nemmeno il mio nome.»
«Quando mi hanno trovato ero gravemente ferito. Ho passato mesi in ospedale.»
«Poi ho cominciato a ricordare.»
«Cosa?»
«Prima il mare.»
«Poi i fuochi.»
«E infine tu.»
«Ma non sapevo dove trovarti.»
«Potevi cercarmi.»
«Ti ho cercata.»
«Io pensavo fossi morto.»
«Anch'io pensavo che tu non esistessi più nella mia vita.»
«Mi sei mancato.»
Andrea la abbracciò.
Roberta si strinse a lui con tutte le sue forze.
Il giorno dopo andarono alla caletta.
La piccola spiaggia era esattamente come la ricordavano.
«È cambiato qualcosa?»
«Tutto.»
Andrea le prese la mano.
Per anni Roberta aveva creduto di averlo perso per sempre.
Le onde arrivavano piano sulla riva.
Quel rumore non le faceva più paura.
Il mare aveva custodito il loro segreto.
«Gabriele d'Annunzio e quell'amor di patria»
di Stefano De Vecchi